La visione del mondo in musica di Beatrice Antolini

Dopo la pubblicazione del suo ultimo album L’AB (Tempesta Dischi) prodotto, arrangiato e suonato in toto, due tour con Vasco Rossi e la partecipazione alla 70° Edizione del Festival di Sanremo come direttrice d’orchestra per Achille Lauro, Beatrice Antolini riparte con un tour che toccherà anche il Salento, ovviamente al Sud Est Indipendente Festival.

Giovedì 6 agosto la polistrumentista, compositrice e cantante si esibirà live sul palcoscenico del Castello Volante di Corigliano d’Otranto (Le) con il meglio del suo repertorio dal 2006 ad oggi.

Non ho ricordi di me da bambina senza strumenti musicali in mano”.

Così Beatrice Antolini – maceratese classe ’82 – dipinge una vita, la sua, da sempre incastonata nel mondo della musica. A tre anni già con le dita sulla tastiera del pianoforte e poi, appena imparato a scrivere, buttando giù nero su bianco i primi versi di quelle che diventeranno le sue canzoni. Registra quei versi sulle audiocassette e sente l’esigenza di imparare a suonare anche altri strumenti, classici e ritmici, per dare corpo alla sua missione. Si avvicina alle percussioni, cominciando a suonare la batteria in una tribute band dei Joy Division. poi si completa col basso elettrico portandosi dietro la musica anche quando si avvicina ad altre passioni, come la recitazione.

Trasferitasi da Macerata a Bologna, nel 2002 si diploma presso la Scuola di Teatro Colli, spesso scrivendo anche le musiche per gli spettacoli. Beatrice ama tutta la musica e si ritrova ad ascoltare e suonare in ogni tipo di situazione, dal concerto punk alla performance di musica da camera, accumulando una serie di contaminazioni che confluiranno poi nel suo primo album, Big Saloon, del 2006, da lei stessa prodotto, arrangiato e registrato. Un’esperienza introspettiva, che riscuote grande successo sia da parte della critica che dei fan che affollano i suoi live.

Nel 2008 pubblica A Due (Urtovox Rec) e si merita la copertina del magazine di settore Il Mucchio Selvaggio. Anche questo disco è tutto farina del suo sacco, verrà distribuito anche in UK e la porterà ad esibirsi in circa 80 concerti in un anno, segnando la svolta della sua carriera.

Il 2009 è per Beatrice Antolini l’anno dell’esplosione. Partecipa al progetto di Manuel Agnelli “Il Paese è reale” col brano Venetian Hautboy, collabora con Velvet, Jamie Lidell e Kings Of Convenience e vince il premio PIMI come migliore artista solista, realizzando per Rolling Stone Italia una speciale intervista a PJ Harvey e John Parish e comparendo sui prestigiosi palchi del Moog Fest Europe, Sonic Vision, Italia Wave, Musicultura e Primo Maggio di Roma e Taranto.

A cavallo tra il 2010 e il 2011 esce il terzo lavoro, BioY (Urtovox Rec), sempre prodotto, composto e suonato dalla stessa Antolini e in cui spicca il singolo Planet, probabilmente il brano a cui l’artista è più affezionata. Lydia Lunch la vuole nel suo progetto live Sister Assassin e la coinvolge in diverse date internazionali, ma molti altri artisti come Baustelle, Bugo, A Toys Orchestra e Ben Frost se la contendono per i loro dischi e i loro live.

Nel 2013 arriva il suo quarto album Vivid (Qui Base Luna), mentre nel 2014 l’EP Beatitude (Tempesta Dischi), producendo anche l’album d’esordio di Johann Sebastian Punk intitolato More Lovely and More Temperate(SRI Productions) nel 2015.

Nel 2016 Beatrice Antolini è impegnata su più fronti: polistrumentista nel tour di Angela Baraldi; tastierista e pianista in quello di Emis Killa; produttrice artistica e arrangiatrice per Mara Redeghieri; compositrice di musiche per spettacoli teatrali e perfino ospite televisiva del programma Vynil su Sky Atlantic.

Nel 2017, mentre lavora al suo sesto album, riceve la chiamata di Vasco Rossi che la vuole nella sua band come polistrumentista alle percussioni, tastiere, chitarra e cori per i tour VascoNonStop 2018 e 2019.

I singoli Second Life e Forget To Be anticipano l’uscita di L’AB (Tempesta Dischi) in cui Beatrice, oltre ad essere autrice di tutte le musiche e i testi, suona tutti gli strumenti. Un concept album molto complesso in cui ha dipinto una serie di riflessioni sui vari cambiamenti del mondo – dal mondo virtuale dei social fino alla comfort zone dell’emisfero occidentale – osservati dal suo punto di vista. L’AB significa laboratorio, tanto in senso fisico – lo ha prodotto interamente nello studio ricavato nel seminterrato di casa sua – quanto metafisico, di ricerca interiore. In copertina spicca una figura femminile fatta di piccoli segni, quasi a voler richiamare il linguaggio moderno delle emozioni che si sintetizzano in parole mozzate, simboli, emoticon. Il tutto sempre alla ricerca di quel sound innovativo e originale che Beatrice Antolini sperimenta e trova sempre da sé, per scelta e senza presunzione. Perfetta sintesi di tutti i generi che l’hanno appassionata e che ha attraversato, restituisce un’analisi non giudicante della realtà odierna.

Il cuore e l’anima di Beatrice Antolini, messi anche sul palco del Festival di Sanremo 2020 come direttrice d’orchestra di Achille Lauro, risplenderanno anche su quello del SEI Festival 2020 il 6 agosto al Castello Volante di Corigliano d’Otranto in una serata dedicata a tutti coloro che sanno apprezzare il talento di una polistrumentista unica nel suo genere.