Quattro anni di pausa e riflessione utili a ripartire con un sound rinnovato ed una formazione inedita. La giovane band pugliese Fukjo torna nel 2017 con l’Ep “Quello che mi do”, naturale evoluzione del precedente “Wasabi”, in uscita il 28 febbraio. Cinque tracce tra noise-rock e psichedelia nel lavoro discografico registrato da Giulio Ragno Favero al Lignum Studio di Padova e masterizzato da Andrea De Bernardi presso lo studio Eleven Mastering. Ecco cosa ci ha raccontato la band.

Nella presentazione dell’Ep si legge: «“Quello che mi do” è il racconto degli ultimi tre anni della band». Vi presentate ai lettori di Coolclub.it, raccontandoci brevemente la vostra storia?

Siamo i Fukjo, quattro ragazzi pugliesi in fascia d’età che va dai 20 ai 30 anni. In pratica siamo stati adolescenti in quella che si può considerare l’ultima epoca fiorente del rock, poi come ben sappiamo il rock ha cambiato volto (in alcuni casi anche egregiamente) e si è trasformato talvolta in altro. Come numeri e seguito di pubblico ha lasciato spazio ad altri generi musicali.

Questa storia del rock non ci ha mai abbandonato e quindi, tra il 2011 e il 2012, abbiamo avuto la brillante idea di dare origine alla nostra band che nasce sotto questa stella. Più che per un codice predefinito, vediamo il rock come un’attitudine, perciò, se qualche volta c’è una chitarra in meno e un synth in più, nessuno si offende per fortuna.

Come è cambiata nel frattempo la formazione?

Quando sono nati i Fukjo eravamo in tre: Giuseppe (Dagostino – voce e chitarra, ndr), Enzo (Cannone – basso, tastiere e cori, ndr) e Giuseppe (Perrone – batteria, ndr). Wasabi, il nostro primo album, è stato scritto e registrato con questa formazione. Per gran parte del tempo l’abbiamo suonato in tre. Poi ad un certo punto alla potenza sonora abbiamo voluto aggiungere potenza armonica e così le nostre strade si sono incrociate con Paolo (Battaglino – chitarre, tastiere e cori, ndr).

Negli ultimi live di Wasabi però Giuseppe, il nostro batterista dell’epoca decise di intraprendere un altro percorso di vita e quindi ci siamo dovuti rimodellare. Abbiamo salvato le date e siamo tornati a casa in pausa di riflessione. Si sa bene però che un musicista non smette mai di suonare o meglio la mente di un musicista non smette di suonare e quindi in questa fase abbiamo cominciato a scrivere, un po’ per conto nostro fino a che ci siamo rincontrati dopo alcuni mesi e avevamo un sacco di voglia di suonare, fare un nuovo album, tornare insomma.  Abbiamo cominciato i primi provini di quello che sarebbe dovuto essere il nuovo album, ma ci mancava il batterista, quindi abbiamo ragionato da produttori a tutti gli effetti. Si lavorava un sacco di studio e meno live. Dopo un anno, quando ormai avevamo già pubblicato Viola, il primo estratto del lavoro, è successo quello che è successo. Finalmente abbiamo preso coraggio nel provare dei nuovi batteristi e ci avevano parlato molto bene di un ragazzo che abitava in un paesino vicino il nostro. L’abbiamo contattato organizzando una sessione di prove. Folgorati dopo i primi dieci minuti. Era quello che stavamo cercando e ci chiedevamo quanto stupidi fossimo stati nel non averlo fatto prima. Ovviamente stiamo parlando di Gianluca (Salvemini – batteria, ndr). Dopo è stato tutto in discesa.

Passiamo, quindi, alla realizzazione del nuovo lavoro. Innanzitutto parliamo del contributo di Giulio Ragno Favero…

Come appunto raccontavamo prima, stavamo lavorando ad un nuovo album, poi la scorsa estate si è presentata l’opportunità di lavorare ad un Ep con Giulio e abbiamo pensato che fosse una cosa straordinaria per la nostra storia, perché sino ad allora avevamo sempre o quasi lavorato autonomamente e un produttore non poteva fare altro che mettere ordine. Sono stati giorni intensi quelli passati in studio con lui. Abbiamo imparato un’enormità di cose e soprattutto ci siamo confrontati con un grandissimo professionista che sa benissimo come si fanno le cose e ti aiuta a farle nel migliore dei modi. Probabilmente il suo contributo sta proprio in questo, nell’averci aiutati a tirare fuori il meglio di noi stessi.

In passato avevate già collaborato con “un altro pezzo” del Teatro degli Orrori, ovvero Pierpaolo Capovilla (all’opera nel precedente album “Wasabi”, ndr). Come andò quella volta?

Con Capovilla è avvenuto tutto in maniera semplice. Lui stava girando con il reading su Pasolini e noi in concomitanza lavoravamo a Wasabi. È successo che passava dalle nostre parti e, dopo una chiacchierata a fine spettacolo, abbiamo semplicemente chiesto se avesse il piacere di regalarci parte del suo reading come introduzione al nostro brano “Responsabilità” e lui è stato subito propenso principalmente per il fatto che reputasse le parole di Pasolini un bene della collettività e quindi non si sarebbe mai potuto opporre alla nostra richiesta. È stata una cosa molto tenera ed emozionante.
A fine tour di Wasabi siamo anche riusciti a salire sul palco assieme; eravamo allo YeahJasi all’ExFadda di San Vito dei Normanni e lui aprì il nostro concerto leggendo dei versi di Pasolini. Fu un giorno bellissimo.

Noise- rock e psichedelia. Quali sonorità vi ispirano e cosa troviamo dentro a “Quello che mi do”?

Quando abbiamo imbracciato gli strumenti per la prima volta, dieci anni fa, guardavamo ai Placebo come band che nell’indie rock era il top per grinta, botta, sonorità. Loro coincidono con la nostra iniziazione al rock and roll. Poi siamo andati a ritroso con band che avevano ormai smesso, come i Nirvana e si è ampliata la nostra visione rispetto alle schitarrate grazie ai Motorpsycho e agli Smashing Pumpkins. Senza dubbio ci sono anche la band nostrane che ci hanno fatto appassionare al testo in italiano. “Quello che mi do” è stato un disegno a schema libero, man mano ci siamo svestiti delle influenze o forse più semplicemente le abbiamo inglobate fino a renderle nostre. Si può percepire il lavoro che abbiamo svolto sulla potenza del suono. Volevamo sempre più spinta. C’è tanto rock saturo con un pizzico di psichedelia fuoriscita spontaneamente nelle jam; con essa si sono aperti nuovi percorsi armonici in fase di arrangiamento dei brani.

L’Ep uscirà il 28 febbraio. Quali sono le attività in programma dopo? Dove vi potremo seguire live?

Il 3 marzo ci sarà un release party al ResUrb di Cerignola (foggia) e il 4 marzo replichiamo al Fine di Reggio Calabria. Il resto è in aggiornamento, stiamo già chiudendo delle date per maggio nel nord Italia. Ci auguriamo di suonare tanto!

 

Chiara Melendugno