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LAURA LIBERALE

LAURA LIBERALE

Madreferro
Perdisa Pop

23/07/2012

Morire e rinascere: tornare nel ventre della Magna Mater o della balena come il burattino collodiano; mostrarsi di nuovo nei luoghi dell’infanzia per ritrovare, guidati dal filo dei ricordi che si affollano, quello stupore che l’età adulta ci ha rubato. Il viaggio nel passato è sempre un’avventura: convergenza magica e roccaforte di meraviglie e dolori da assaporare a bocca aperta. Un itinerario di archetipi, di non-luoghi e forme simboliche tutte da attraversare sapendo che la deriva, lo scacco dell’identità è sempre dietro l’angolo. Felicemente depistante suona in questo senso un sottotitolo come “Saga familiare minima” attribuito dall’autrice a un romanzo breve (134 pagine al netto di dediche ed epigrafi). Un piccolo oggetto narrativo cucito insieme usando il filo di una lingua ricercata che mira ad essere musica e l’ago preciso di un’affabulazione figlia della sensibilità di una scrittrice capace di palesarsi al lettore come incarnazione di quella differenza femminile oggi come ieri così rara in letteratura.

Le donne di Madreferro sono serve-infermiere, genitrici, matrone, streghe, figure chiuse in un ospizio, porte d’accesso all’arcano (“Le Madri. Inquietante entità collettiva che ha segnato per anni la ricorrenza di un incubo, e l’incubo era questo: sono una bambina cattiva e colpevole, mia mamma invece è un angelo.”)

Le facce, i corpi in Madreferro hanno qualcosa dei personaggi onirici di Ermanno Cavazzoni e della carnalità tradotta in celluloide di Fellini (penso in particolare all’incontro tra Fellini e Petronio Arbitro in Satyricon). Sono ectoplasmi, fotografie in bianco e nero, apparizioni su viuzze e muri di mattoni rossi che la giovane protagonista della storia incontra al suo ritorno a Fabrica, paesino in provincia di Torino, dopo aver perso entrambi i genitori. Ecco allora un libro che interroga miti e credenze antichi, rurali, quindi un paesaggio mutato, soprattutto nel rapporto ostile che hanno i nativi con la comunità di immigrati  cinesi che ora a Fabrica vive e lavora.

Scrive di vivi e morti, Laura Liberale. Vita, morte e femminilità erano temi già al centro di Tanatoparty, suo esordio nella prosa di uscito nel 2009 per la casa editrice Meridiano Zero. Argomenti che da sempre hanno a che fare col mistero e, come tali, non smetteranno mai di nutrire le penne migliori in circolazione.

Nino G. D’Attis

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