SIMONA TOMA
01/02/2012
La leccese Simona Toma ci regala un esordio in grande stile. Da questo libro presto un film è un esilarante storia d’amore e di cinema pubblicato da Mondadori. Il romanzo, che esce nella collana Shout, dedicata ai cosiddetti young adults, è una divertente carrellata di quello che può succedere ad una adolescente atipica quando scopre contemporaneamente due grandi amori: quello per un ragazzo, Filippo, bello e un po’ impossibile, e quello per il cinema, mondo dorato, di cui Simona ci svela, con un tocco delicato e velenoso insieme, vizi e virtù. Simona è una mia carissima amica e ho fatto con lei due chiacchiere sul libro.
Toni e le sue amiche sono adolescenti un po’ particolari con una visione della vita insieme sognante e disillusa. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare per disegnare i tuoi personaggi?
In realtà, sono stati i miei impertinenti personaggi a ispirarsi e a imitare alcune persone della mia vita. Il problema è che hanno fatto un guaio e hanno mischiato tutto. Tante situazioni e tante persone hanno contribuito alla loro identità. Questo, in genere. Diverso è il discorso per Clementina, Nonno, Nonna e Palmiro e alcuni personaggi minori, come Roberta l’assistente alla regia e Augustin, che sono totalmente ispirati a persone e animali che vivono e lottano insieme a noi. Fermo restando che, dichiarazione che tradisce la realtà dei fatti, questo libro non è autobiografico. Filippo e Federico sono due modelli: Filippo rappresenta tutti gli uomini con cui io mi vorrei fidanzare mentre Federico rappresenta tutti gli uomini che vorrebbero fidanzarsi con me. Per tornare alle protagoniste Toni, Matilde e Clementina, pagano lo scotto di essere state pensate da una trentacinquenne che si annoia a crescere. E, in effetti, più che tre caratteri sono tre archivi storici.
Trovo molto interessante, oltre che molto divertente, il modo in cui affronti il lavoro nel cinema. Dissacrandolo, certo, rispetto all’immagine patinata che di quel mondo più o meno tutti abbiamo, ma anche dimostrando un amore cieco e una grande passione…
Il mio approccio nei confronti del mondo del cinema è un approccio interno e intimo. È un mondo che conosco molto bene e che, per questo, anche per istinto di sopravvivenza, ho imparato a smontare e a dissacrare. Io, poi, nel libro ho fatto un lavoro di esasperazione, portando all’eccesso determinati meccanismi, costruendo super personaggi caricati fino all’eccesso, fino al punto di rottura. Gli attori sono sintesi e caricatura di tutti gli attori e attrici con cui ho lavorato in questi anni. O quanto meno dei loro aspetti più folkloristici. Ma ci sono anche personaggi normalissimi perché, sollevato il velo dorato che avvolge “il mondo del cinema”, alla fine è un lavoro, di certo non ho l’ardire di sostenere che sia un lavoro come un altro, ma le persone che lo fanno sono persone come altre. Il set è una realtà parallela, quando fai un film vivi in un’altra dimensione, è tutto veloce perché il tempo a disposizione è poco, tutte le emozioni sono esasperate: gli odi sono odi ferocissimi e gli amori sono quasi sempre gli amori della tua vita. E ti sembra di aver vissuto da sempre con queste persone e di non poter fare a meno di loro. Quando finisce un set ti senti svuotata e poi ricomincia un altro film e di nuovo tutto come prima…
C’è un personaggio del libro con il quale senti maggiore affinità?
Il mio personaggio preferito è Nonno. Ma non è questa la risposta alla domanda anche se mi piace dirlo moltissimo perché io Nonno lo amo pazzescamente. È un personaggio che esisteva ancora prima di questo libro nel senso che, in tempi non sospetti, ho sempre pensato che se mai avessi scritto un libro, Nonno ci sarebbe stato. La risposta alla tua domanda mi spaventa perché devo essere sincera e devo dire che il personaggio che sento più vicino è la piccola Toni. Avrei voluto guadagnare una più salutare distanza dalla mia protagonista ma non ci sono riuscita ma, attenzione, questo non è un libro autobiografico!
Il tuo è un romanzo per ragazzi ma che secondo me è godibilissimo anche per un ultra trentenne come me. Mentre lo scrivevi avevi in mente un “lettore ideale” a cui rivolgerti?
Mentre scrivevo non pensavo a un “lettore ideale”. In una prima fase ho scritto di pancia, come piace a me ed ero io il mio lettore ideale e poi il mio editor e poi la mia “revisora” quindi, in effetti, tre trentenni. In una seconda fase, più ragionata e più “di mestiere” (e non certo per mio merito) si è cercato di eliminare alcuni dettagli per renderlo più adatto anche a un pubblico più giovane. Ma, davvero, si è trattato solo di pochi e invisibili dettagli.
Dario Goffredo














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