CRIFIU
27/07/2012
Prosegue in giro per la Puglia e l’Italia il Cuori e confini tour per presentare il nuovo lavoro discografico della band salentina Crifiu, prodotto da Dilinò, distribuito da Goodfellas e promosso con il sostegno di Puglia Sounds – P.O. FESR Puglia 2007-2013 Asse IV. Cuori e Confini è un disco originale e contemporaneo capace di mescolare i suoni e i ritmi del mediterraneo alla potenza del rock e dell’elettronica in un originale ed innovativo sound. Il cd vanta la produzione artistica di Arcangelo “Kaba” Cavazzuti, già batterista di Vasco Rossi ed ex produttore–musicista dei Modena City Ramblers, e la presenza di ospiti nazionali e internazionali, tra cui Papet J, mc dei Massilia Sound System (Francia), Lou Dalfin, Gastone Pietrucci de La Macina, Cisco e il salentino doc Nandu Popu dei Sud Sound System coautore e voce del singolo. Il primo singolo “Rock & Raï” è una sintesi dell’intero album per sonorità e liriche: dal sound intrigante tra loop dance e ritmiche maghrebine, è un brano fortemente attuale che parte dal risveglio culturale del nord Africa per cantare un Mediterraneo di pace e amore, il Mediterraneo come il “mare che bagna le terre del mare tra le terre”. Dalla primavera araba a quella d’Occidente: la musica sta cambiando. Una festa sonora e di parole tra pop music, bouzouki, flauti e chitarre flamenco e un ospite d’eccezione, Nandu Popu dei Sud Sound System che dà al brano quella ventata raggae dub che coinvolge e trascina già al primo ascolto e induce a cantare mille volte un ritornello che rimane nella mente. Il videoclip, firmato Gianni De Blasi (Produzione Zero Project), girato tra il Salento e il Marocco, ha già superato quota 80mila visualizzazioni su Youtube.
Cuori e confini è un titolo con moltissime interpretazioni. Forse i sentimenti sono l’unica cosa a non avere limiti e barriere?
Abbiamo scelto come titolo del disco “Cuori e Confini” attingendolo dall’omonima track contenuta in esso, proprio perché molto evocativo, quasi cinematografico e, appunto, capace di stimolare l’immaginazione nella sua polisemia e, quindi, di invitare ad una pluralità di interpretazioni. Un titolo dal significato “aperto” che ha un “verbo” sottointeso, che è, appunto, “apri”: un invito ad aprire i nostri cuori e i nostri confini, ad annullare le barriere, a far prevalere il “con” sul “fine”, a sentire fratello ognuno di noi, sia esso proveniente dal mare e da un’altra cultura, sia esso un nostro vicino, facendo germogliare quella tendenza innata negli uomini all’accoglienza e all’ospitalità: l’uomo ha da sempre accolto l’uomo e chi veniva da lontano aveva il volto di un profeta o, addirittura, di un dio da nutrire e d’accudire ancor prima di chiedergli la sua carta d’identità. Tutto il disco ha, nel suo intimo, l’invito implicito a mettere l’uomo al centro del mondo, l’uomo come umanità e solidarietà, unione e leopardiana “confederazione”, aprendo i Cuori e i Confini: ma ognuno, appunto, ritrovi il senso che più gli appartiene e sente proprio, lasciando a briglia sciolta l’immaginazione e viaggiando nella sua interpretazione.
Il tema del viaggio è molto presente nella vostra musica, il video del vostro singolo Rock & RaÏ è frutto di un viaggio, anche la vostra musica esplora. Ce ne parli?
Si, il viaggio ha da sempre attraversato i nostri lavori con tutte le sfumature metaforiche che lo compongono. Il viaggio è da sempre “la” metafora per raccontare la vita e nel disco c’è un brano che lo celebra nella sua essenza: “Dentro il viaggio” (con ospite la voce inconfondibile di Cisco Bellotti) che è appunto un viaggio di sonorità e luoghi, ma anche una metafora, la metafora, per raccontare l’esistenza dell’uomo. Ma il viaggio è anche il nostro lavoro, il Cuori e Confini Tour.012 che ci sta portando in giro per l’Italia, da Nord a Sud, facendoci sentire sempre a casa e condividendo i frutti del nostro lavoro. Come frutto del viaggio è stato il videoclip del singolo “Rock & Raï”, girato in parte nel Salento, in parte in Marocco, tra Fez e Marrakech. Un viaggio di emozioni, un viaggio di incontri con volti e luoghi immaginati e poi scoperti dal vivo che, abbracciandosi ai volti e ai luoghi della nostra terra, hanno magicamente plasmato i fotogrammi di “Rock & Raï”, dando al video una potenza evocativa straordinaria. Tutta la nostra musica, comunque, compie dei viaggi attraverso le culture, attingendo sonorità e strumenti, sfumatura liriche ed emozionali da ogni dove, coniugando i suoni di bouzouki, flauti, bendir e bhangra dhol a chitarre elettriche, campionatori, frequenze basse e potenti groove di batteria per disegnare un’identità originale, potente e, allo stesso tempo, evocativa. In questo disco, inoltre, abbiamo avuto tanti compagni di viaggio, incontrati lungo la strada: Nandu Popu dei Sud Sound System, Papet J dei Massilia Sound System, Cisco Bellotti, Gastone Pietrucci de La Macina e Sergio Berardo dei Lou Dalfin.
Per questo disco avete scelto un produttore d’eccezione Arcangelo “Kaba” Cavazzuti. Ci racconti il suo approccio con i vostri brani?
Con Kaba c’era già una bella amicizia nata, appunto, grazie agli incontri “sulla strada”, condividendo palco e “retropalco”, dai tempi in cui suonava con i Modena City Ramblers, di cui è stato il produttore dei maggiori dischi. E’ un artista, un fonico e un produttore molto importante, già batterista di Vasco Rossi e “inventore” dell’Esagono di Rubiera, forse il maggior studio di registrazione in Italia in cui hanno realizzato i propri lavori i più grandi della musica internazionale. Per questo, quando abbiamo proposto a Kaba di seguire il lavoro di “Cuori e Confini”, ci ha reso molto felici e fatto splendere il sangue nel cuore sapere -come lui stesso ci ha confessato- che era già nei suoi progetti l’idea di fare un lavoro con noi, avendo apprezzato il nostro precedente disco (Tra Terra e Mare) e avendo visto un bel po’ di nostri live. Nonostante sia un guru della produzione italiana, l’approccio ai nostri brani è stato molto naturale. Il suo è stato un lavoro “michelangiolesco”, sottraendo più che aggiungendo per arrivare all’essenza delle cose: abbiamo dato a lui i nostri brani ben confezionati in fase di pre-produzione e lui, con la sua esperienza e grande professionalità, ci ha consigliato bene e insieme, molto “dialetticamente”, si è arrivati all’essenza delle cose, al cuore e alla mente dell’ascoltatore. Togliendo quello che era ridondante nelle strutture e nei testi, ha affinato il tutto, amplificando l’identità musicale e letteraria dei Crifiu. Scendendo nel Salento sia nella fase di registrazione, sia nella fase di mixaggio e seguendo il mastering in Emilia, abbiamo compreso la valenza artistica ed umana di un grande professionista: ovviamente il risultato, a nostro parere, è ottimo e i brani “scorrono” o, meglio, “camminano” con i loro piedi, autonomamente, dilettando.
La vostra musica parte da quello che anni fa è stato definito combat folk. Cosa è oggi la musica dei Crifiu?
Noi abbiam cercato sempre di fuggire le etichette perchè, soprattutto nel mercato italiano, tarpano le ali e isteriliscono la creatività, qualunque genere esso sia. Sin dai primi giorni abbiamo lavorato per plasmare una nostra identità musicale e letteraria, un’identità che non può essere stretta in un genere o in una categoria. Non è un caso che, ogni volta che i promoter ci chiedevano di indicare un genere, da sempre noi definivamo nuove e proprie categorie, da “folk-core dal salento”, a “rock in sud” ecc… proprio per evitare dirottamenti in etichette ben definite, asfissianti, anguste ed infeconde. Preferiamo passeggiare in luoghi fertili e stimolanti per la nostra musica. Poiché il nostro lavoro è guardare al Mediterraneo con un linguaggio contemporaneo, nella comunicazione utilizziamo, se proprio bisogna farlo, diverse categorie musicali: rock, pop, world music, elettronica, dub e melodie mediterranee. Siamo nel 2012, tanta è la musica che è stata concepita nel tempo passato: noi pensiamo che il genere musicale del Futuro sia l’“attraversamento” dei generi, il “non genere”, chiamiamolo come vogliamo: l’identità nasce dall’alterità e la nostra musica è un incontro di più generi, di tempi e spazi differenti, di orizzonti allargati: Cuori e Confini trasuda tutto questo. La musica dei Crifiu, allora, ci piace definirla con un’intuizione aperta, dilatata, vaga ed evocativa che un po’ racconta i nostri tempi: la Musica sta cambiando.
Che senso ha oggi la parola impegno? Che importanza ha lanciare dei messaggi? Credi che la musica può ancora avere una funzione sociale?
“Impegno” deriva da “impegnare”, che significa ‘dare in pegno’ cioè ‘dare qualcosa, obbligarsi a fare, promettere di eseguire una convenzione’ ecc.. in realtà noi né ci obblighiamo, né obblighiamo. Più che certezze e risposte, cerchiamo di suscitare stimoli, domande, punzecchiando prima noi stessi e poi chi ci ascolta. Cuori e Confini è un disco contemporaneo, nel senso che attraversa i nostri giorni e cerca di raccontarli con un proprio punto di vista, un linguaggio inedito, un’identità artistica ed uno stile personale; e dai nostri giorni attinge i temi e le fonti del nostro racconto. Accanto alle tematiche universali, come quelle dell’amore e del viaggio, affrontiamo, allora, tematiche attuali come quelle dell’ambiente, forse “il” tema dei nostri tempi, oppure quelle dell’integrazione e del dialogo fra le culture, altrettanto importanti per il nostro presente e vitali per il nostro domani. “Il Futuro ha un cruore antico” scriveva Carlo Levi. Temi e messaggi fondamentali, a nostro parere, che l’arte può raccontare, evocando. Il tutto senza “sloganismi” e semplicistici “j’accuse”. Non puntando il dito dall’alto di chissà quali ara ma coinvolgendoci nelle domande e nelle responsabilità. Ecco, più che impegno, responsabilità e senso di Appartenenza: sapere da che parte stare. In questo senso, la musica ha una funzione sociale, nella misura in cui, innanzitutto, sa creare condivisione ed invitare a ritrovarci attorno ad un fuoco, quello dell’umanità, danzando verso un mondo migliore e, appunto, tessendo socialità, unione, società a cui appartenere in quanto uomini, verso una civiltà che abbia la Bellezza come stella polare e l’Armonia come suo orizzonte d’azione, per un nuovo Umanesimo.
Osvaldo Piliego

















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