Musica per un viaggio interstellare, ossessioni da capsule spaziali perse in galassie lontane o atterrate su asteroidi misteriosi. Luoghi che non sanno di conosciuto ma di scoperta. Musica d’esplorazione non solo di mondi musicali esterni e lontani ma anche e soprattutto di mood interni, di meandri dello spirito che conoscono l’alienazione, l’ossessione e l’ipnosi. Preghiere laiche, mantra della solitudine, incontro di due anime musicali, quelle di Cristiano Deison e Andrea Gastaledello (aka Mingle). Un luogo neutro di lavoro come la rete ha fatto il resto, un non luogo dove prendere appunti musicali sospesi, dove ricevere e rispondere, un gioco di parti modernissimo ma che fa pensare alla tradizione epistolare, a tempi diversi e lunghe attese. Ed è il tempo, il ritmo, ciò che cattura subito in questo album, il suo essere dilatato quasi fino allo stremo lasciando entrare nelle sue maglie un’elettronica che sa di terra, di circuiti impolverati, come fossero segnali di un’astronave in avaria. E ogni tanto, come una speranza, la melodia di un piano a ricordarci che esiste la terra, l’uomo da qualche parte lì fuori. Un disco straniante, capace di astrarre e rapire l’ascoltatore.