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L'arte tra le righe
Ritratti d’artista/ a colloquio con Piero Marsili Libelli

Ritratti d’artista/ a colloquio con Piero Marsili Libelli


08/08/2012

In occasione della seconda edizione della rassegna, dedicata alla stampa da negativo ed intitolata “The Darkroom Exhibition Due”, che si terrà dal 17 al 19 Agosto presso le ampie sale del cinquecentesco Convento dei Domenicani a Muro Leccese, verrà presentata la performance La Chambre Claire “Quando la foto non è traviata” ideata e curata del fotografo Piero Marsili Libelli. Nella performance del fotografo, che accoglierà anche un’esposizione personale, s’aprirà un primigenio percorso immerso in quella ancestrale oscurità, svelata dal bagliore perseverante di quelle intime visioni, generate nel singolare istante dello scatto.

La performance dice l’autore, «nasce quindi da un’esigenza di condividere con un pubblico reale, fisico,questa emozione dello “svelamento” dell’immagine  dal nulla, da enormi fogli bianchi e freddi, profanando il luogo sacro e intimo che è la  camera oscura». L’artista, che fin dalle sue prime esperienze,vissute tra la sede milanese del Corriere della Sera e successivamente in quella romana dell’Espresso, approfondisce intensamente l’entourage della cultura d’avanguardia degli anni ottanta, immortalando con occhio attento e veritiero personaggi come Fellini, Bene ed Antonioni tanto per citarne alcuni.

io a belfast

io a belfast

Quasi contemporaneamente venne il tempo dei reportage di guerra, prima quella documentata a Belfast e poi la Rivoluzione rumena; gli scatti bicromatici di Piero Marsili Libelli, fotoreporter girovago che testimonia con drammatico impegno anche gli innocenti delle guerre dimenticate, restituiscono sensibilmente volti e speranze a tutte quelle persone che sono state defraudate. Da queste nutrite esperienze prendono vita mostre, performance fotografiche, incursioni nel mondo del cinema e della pubblicità, con numerose pubblicazioni su riviste come New York Times, Newsweek e Paris Match. Quella di Piero Marsili Libelli è un’opera viva e fisicamente vissuta che incarna con spunti contemporanei l’essenza dell’arte fotografiaca d’altri tempi.

A qualche giorno dalla performance di Muro Leccese, abbiamo dialogato con il fotografo Piero Marsili Libelli.

 Come nasce la performance intitolata “La chambre claire”?

Il titolo nasce da un famoso libro di Roland Barthes sulla fotografia. La performance nasce da molte mie riflessioni, dal mio lavoro di photoreporter ed anche di stampatore, avendo lavorato molti anni con la pellicola ed avendo passato giorni e notti stampando le mie fotografie per poi presentarle ai  giornali con cui collaboravo .

Chiudersi in camera oscura è come rivivere le emozioni e scegliere “la foto”, cosa importantissima, stamparla vederla apparire dal nulla, così, solo così si completa il tuo lavoro. In quest’ultima fase, la camera oscura è il luogo sacro e più intimo per un fotografo. Spesso accade di scoprire un’ immagine con particolari nuovi che, durante lo scatto ti erano sfuggiti, a differenza del digitale che tutto vedi immediatamente un secondo dopo lo scatto sul display. Sei solo nel buio della camera oscura in compagnia di una fioca lampadina rossa, unico spettatore di questa alchimia.

La performance nasce quindi da un’ esigenza  di condividere con un pubblico reale, fisico, questa emozione dello “svelamento”  dell’immagine  dal nulla ,da enormi fogli bianchi e freddi, profanando il luogo sacro e intimo che è la  camera oscura. Successe nel 1981 che partì per Belfast, allora teatro di guerriglia urbana, scioperi della fame nelle carceri di Long Kesh, la morte di Bobby Sand e dei suoi compagni; tornai a Roma col reportage, due giorni dopo era pronta l’enorme camera oscura in un teatro, il Politecnico, e con la stessa rapidità dell’attualità giornalistica, lo misi in “scena”difatti il titolo era “Belfast a/r”(andata e ritorno).

Fu la prima “camera chiara” che l’assessore ed amico Renato Nicolini, oggi scomparso, mi permise di fare, per questo dedicherò a lui la “chambre claire di Muro Leccese. Quella sera nella camera oscura non ero più solo, ma con almeno 200 spettatori, tra cui Michelangelo Antonioni e Marco Ferreri.

Nella performance però accadeva qualcosa di diverso,dopo aver assistito allo svelamento del reportage del funerale di

funerali Bobby Sand

funerali Bobby Sand

Bobby Sand ed di alcuni scatti sulla guerriglia urbana, come per un errore accesi delle luci violentissime, e le foto, non essendo state fissate, alla luce si bruciarono e si annullarono. Non rimase niente, come girare pagina e trovarsi di fronte la pubblicità della mozzarella, dopo aver visto e letto una pagina di storia drammatica dei nostri tempi, come accade sulle pagine di un giornale o con il telecomando di fronte alla televisione .

Questo il concetto. Tutto questo accadde  quella sera, con la presenza di Michelangelo Antonioni, mi sentivo dentro un suo film “Blow up”. Dopo averlo visto, come tanti della mia generazione, decisi di fare il fotografo.  Da quel giorno diventai un suo amico che seguii fino alla  morte . Tempo dopo mi cercò un grosso manager internazionale di teatro e mi propose di fare la stessa cosa ad Amsterdam in un teatro che allora era il tempio dell’avanguardia europea ,il teatro Mikery,quindi partii per la guerra in Libano e tornando feci la performance ad Amsterdam. Tutto finì lì, in quegli anni, avevo vissuto questa esperienza .

Sono passati molto anni finché mi è tornato in mente la “Chambre claire” con la guerra in Afghanistan, ormai imperava il digitale, di cui sono molto felice di poter usufruire anch’io oggi. Partii per Kabul e ricordo in Afghanistan con tutta la stampa internazionale, super fotografi e super giornalisti, super organizzati, che mi guardavano con aria scettica vedendomi lavorare con vecchia nikon F4.  Fu molto divertente.Volevo ripetere la mia performance, oggi, dopo tanti anni e vedere l’effetto che avrebbe fatto a quei giovani che non hanno avuto la fortuna di vivere la camera oscura. Devo dire che oggi è molto più emozionante di allora, anche se viene vista quasi come fosse …magia.

Quando la foto non è traviata» , come mai questo sottotitolo?

E’ un gioco di parole e musica, la foto non è traviata, in questo caso quando è pura ,quando non è manomessa, quando non è di tendenza, quando esce da un tuo desiderio di raccontare, quando dietro al mirino c’è un’anima, un personale modo di guardare il mondo, quando esprime qualcosa, quando diventa lirica !

Negli istanti che precedono lo scatto, cosa ricerca?

Gli istanti che precedono lo scatto…possono essere anche giorni e non solo istanti, tutto dipende, spesso vai in un luogo in un avvenimento con una precisa idea e poi, la realtà del momento ti regala qualcosa che va oltre le tue aspettative, come può essere il contrario, l’ importante è sempre aver pensato a cosa vuoi portare a casa, la vita.

Ha realizzato molti reportage di guerra, come ha vissuto questa drammatica esperienza?

Non mi ritengo un fotografo di guerra, nel senso del mestiere, ho vissuto diverse guerre perchè volevo essere al centro della storia, laddove il mondo stava cambiando ed io volevo esserci per raccontarlo, attraverso la mia fotografia. Certo non è come andare ad una festa o ad una manifestazione di protesta, è davvero qualcosa di più forte di più immediato ci vuole prudenza ed occhi aperti. Sembra incredibile, pur essendoci dentro fino al collo, serve un distacco reale tra te e la storia altrimenti non saresti in grado di raccontarla, ma solo viverla.

akira kurosawa . federico fellini

akira kurosawa . federico fellini

Fellini, Bene, Mastroianni, Lynch, Guerra ed Antonioni, cosa ha visto nei ritratti di questi indimenticabili personaggi?

Ho visto gente appassionata,curiosa, umile ed attenta  raccontare la storia dei loro tempi .

Una volta nella redazioni dei giornali la gavetta si faceva con passione e sacrificio, oggi nella maggior parte dei casi, basta acquistare un’ottima camera, avere delle pagine sui più noti social network e fare qualche esposizione, anche questa è fotografia oppure si tratta di una visione semplicistica e generalizzata che cavalca questa nobile arte nel segno dello stereotipo pseudo artistico?

E qua tocchi un nervo scoperto. Sai cosa ti dico ?! Che il 20ennio Berlusconiano dove le veline sono salite al vertice della politica ..Veline, copie, qualcosa di incompiuto, eppure per anni e ancora oggi per qualcuno o qualcuna è ancora  la massima aspirazione, “la velina”.  Poi c’è il popolo degli intellettuali, quelli delle rivoluzioni dietro le scrivanie, e la sera a ballare. Un 20ennio vissuto da una  politica con il disegno preciso di azzerare qualunque tipo di cultura, di intelligenza, di pensiero ,di critica e di autocritica. Poi mettici le mamme, ì papà e gli amici. La rovina è sicura.

Appunto, basta avere una macchina fotografica ,un computer e le foto vengono ,poi basta aver frequentato qualche squallido corso di fotografia ,dove il docente altro non è che un ragazzino o una ragazzina a cui è stata regalata la macchina fotografica qualche mese prima della tua ed oggi insegna. Certo è che ,grazie a Dio queste persone non faranno mai parte di un mondo lavorativo serio. Per loro, piccoli editori di web ,hanno creato giornali e giornaletti soltanto con la speranza di fare cassa alle loro spalle e vedersi pubblicata una foto, per loro c’è già il biglietto da visita “ photoreporter”,poi aggiungono, free-lance .Ovvio!

Il curriculum ? basta aver fatto un piccolo corso con questi docenti e hanno la patente, nascono corsi e concorsi che il 90% sono truffe vere e proprie . Fanno mostre , la prima sera sono piene di amici e parenti, la sera dopo deserto totale !. Vivono nella bambagia e internet in questo li aiuta moltissimo. Non hai idea quanto valga  una foto sulla carta stampata piuttosto che  questi inutili giornaletti da web . Registi che nascono come funghi , cortometraggi ,che ormai fanno anche le massaie  ,non c’è niente di nuovo ..per il momento .Un esercito di piccoli soldatini che inseguono le mode senza lasciar niente ,sono fragili ,guai a fargli una critica sulle loro foto,crollano! Non ti rivolgono più la parola dicendoti che sei antico ! Arroganti e poco umili. Ma l’umiltà è dei grandi . Io conosco già il loro futuro .Quando mi sento dire : ai tuoi tempi era tutto più facile non è vero ,ai miei tempi c’era la qualità,  e se non eri bravo ti cacciavano immediatamente .Adesso tutti bravi e geni nei loro piccoli orticelli . Che dire, mi spiace per loro .

Patti Smith

Patti Smith

Con l’avvento della fotografia digitale, è cambiato il modo di concepire l’immagine fotografica ?

Pensa,con la mia prima digitale ho fatto un grosso lavoro ,dovevo seguire un film, “Caravaggio” con direttore della fotografia, Vittorio Storaro, mi comprai il Mac portatile imparando qualche giorno prima ,aiutato da un amico quelle regole più elementari ,e andai sul set, restandoci per ben 4 mesi ,affrontando Storaro e Caravaggio ,con quel mezzo ,per me ancora sconosciuto. Non ho fatto altro che continuare a guardare nel mirino, i tempi i diaframmi ,gli iso ,e tutto il resto, continuando a lavorare come fosse stata la mia macchina fotografica di sempre. Questo è ! Anzi mi sono poi accorto che la digitale tecnicamente poteva darmi qualcosa in più. Il contenuto però è lo stesso ,è il fotografo che fa la fotografia.

Con quali occhi vede il Salento e cosa ti affascina?

Vedo il Salento come una tela bianca per un pittore ,tutto deve ancora iniziare ,ma già ci sono molte cose di cui sono certo ,la luce gli odori i colori i sapori ,le menti fresche e curiose ,ecco, in questa atmosfera ho voglia di vivere e lavorare ancora molto.

 

INFO

La Chambre Claire di Piero Marsili Libelli dal titolo ”Quando la foto non è traviata”

è aperta tutti i giorni della rassegna dalle ore 21:30

 

 

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