Coolclub
Lala quotidiani

… quella volta che Francesco Guccini allagò il bagno di casa mia…


21/08/2012

Lo confesso e mi costituisco. Sono stato un chitarrista da falò. Molti dei miei amici e delle mie amiche lo sanno. Hanno appurato con mano, occhi e orecchie questa infausta parentesi della mia vita. Nel 1993, con un ginocchio fuori uso per una distorsione (che è tuttora in corso), vendetti un motorino Ciao (si, ragazze, proprio quello da sfigato con il sellino triangolare) e comprai una chitarra classica.

Iniziai ad esercitarmi sulle canzoni italiane (Giro di Do Santo Subito) e con un’unica intenzione quella di suonare ai falò, in casa degli amici, alle occupazioni. Pensavo (mio malgrado) fosse un buon modo per conquistare le ragazze. E invece quella fu la mia (una delle mie, diciamo così) rovina. Il chitarrista da falò è impegnato a suonare. Fa innamorare, è la colonna sonora delle trastule altrui… Il punto però non è questo. Per essere un bravo chitarrista da falò (un juke box umano al quale chiedere richieste) bisogna anche essere preparati. Conoscere le canzoni. E infatti io studiavo con gli spartiti (i canzonieri, quello giallo, rosa, blu). Ero forte sui cantautori italiani e sui brani idioti da fine serata quando il cazzeggio deve prendere il sopravvento.

In quegli anni  in casa io e mio fratello ascoltavamo De Gregori (io) e Guccini (lui). Io mi ammazzavo di Rimmel, Banditi e campioni, Alice, Titanic, Donne cannoni ecc… lui invece mi massacrava con Via Paolo Fabbri, Compleanni domenicali, Autogrill, vecchi e bambini, tragedie umane e locomotive varie. E in particolare un giorno (per assecondare le sue voglie canterine) attaccai con L’avvelenata e subito dopo La Locomotiva (tempo complessivo circa 12/13 minuti).

Sulla frase (ad libitum) “lanciata a bomba contro l’ingiustizia” si alzò l’urlo di mia madre. Noi pensavamo alla sua compiacente felicità per questi figli “artisti” o alla sua improvvisa “anarchia dilagante” e invece…

Mio fratello prima di attaccare la prima strofa dell’Avvelenata aveva aperto il rubinetto del bidè (lasciate scorrere l’acqua per circa 12/13 minuti)…

Immaginate la scena.

Io con la chitarra a concludere sofferente la Locomotiva con i suoi pochi e semplici accordi

mio fratello in mutande a cantare con la erre moscia in attesa del lavaggio

mia madre incazzata per quella tracimazione sonora…

Guccini avrebbe scritto Canzone dello tsunami casalingo ….

Pierpaolo Lala

Commenta questo articolo

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!