agli albori dell’hip hop italiano. Pillole e ricordi…
27/08/2012
Rapadopa… Sangue Misto… Isola Posse Allstars…
Chi ricorda gli albori dell’hip hop italiano dei primi anni Novanta?
Pensando a quegli anni, alle atmosfere, al sound e all’entusiasmo che c’era intorno alla scena, è inevitabile fare un piccolo confronto con il percorso intrapreso dall’hip hop negli ultimi anni.
Youtube pullula di rapper, i video contano centinaia di migliaia (alcuni anche milioni) di visualizzazioni. E Itunes sforna in continuazione brani ai vertici delle classifiche di vendita. Fu vera gloria? Non è facile entrare nel merito della questione e stabilire con certezza un prodotto di valore da uno scarso.
Nei primi Anni Novanta i quattro quarti e la musica rap erano arrivati in Italia grazie all’attivismo dei centri sociali e alla scena delle posse. Dj Gruff, Sangue Misto, Isola Posse Allstar, La Famiglia, Lou X…. E a loro modo Jovanotti e gli Articolo 31. Sono stati loro i pionieri del genere.
Stop al Panico dell’Isola Posse è la storia del rap nostrano, e nella Posse c’erano, tra gli altri, i salentini Gopher e Treble.
Altre pietre miliari erano i lavori di Frankie Hi Nrg Mc, Otierre, i Colle der Fomento, Bassi Maestro e gli Assalti Frontali. Questi i maestri dell’old school. Un hip hop crudo, senza fronzoli e senza paillettes e soprattutto senza il vocoder tanto in voga nei Duemila. Sarebbe normale, adesso, un pizzico di malinconia tra gli amanti del genere.
Mi sono avvicinato all’hip hop nel 1996, grazie ad un cugino che si cimentava con la produzione di vinili. Su uno di questi lp c’erano alcuni membri dei Pooglia Tribe e un esordiente Fabri Fibra.
Altri tempi. Non c’era Youtube e nemmeno Itunes. Pochi negozi vendevano roba hip hop, e uno di questi era a Roma, Good Stuff, e vendeva per corrispondenza. Poi ha chiuso. Ogni mese, però, usciva in edicola Aelle, rivista storica, attesa e venerata come le Sacre Scritture. Internet ce l’avevano in pochi, e quei pochi si limitavano ad un arcaico 56k. Le canzoni si scaricavano su Napster e per un brano erano necessari giorni e giorni. In molti preferivano ancora comprare i cd originali, scartarli, tirare fuori maniacalmente il libretto e… finalmente… sentire il profumo di storia di quelle pagine.
Si discuteva a lungo su quale artista fosse più hip hop e meno venduto al mainstream. Gli Articolo 31 erano considerati commerciali, e considerarli tali faceva figo, soprattutto con le ragazze. Con il senno di poi, e mettendo tutti i tasselli al loro posto, è evidente che anche J-Ax e dj Jad hanno dato un contributo importante alla diffusione dell’hip hop in Italia.
Era la seconda metà degli anni Novanta, gli anni del liceo e dell’indimenticabile negozio di via Don Bosco, dove i vinili giravano a mille e si respirava aria statunitense.
Il 1995, il 1996 e il 1997.
I Sangue Misto lasciarono spazio ad altre esperienze musicali.
Neffa e i Messaggeri della Dopa tirarono fuori un singolo dirompente come Aspettando il sole.
L’Italia era incredibilmente accorciata dalla musica hip hop. Particolarmente stretto il legame tra la scena bolognese e quella salentina, da un lato la Posse e dall’altro il Sud Sound System.
Da Milano arrivavano Esa e gli Otierre e Bassi Maestro. A Bologna iniziava a muoversi Inoki, a Roma gli Assalti Frontali e i Colle der Fomento, a Napoli Speaker Cenzou e La Famiglia. E poi c’era Frankie Hi Nrg con il suo tormentone Quelli che ben pensano.
Ogni città medio-grande aveva una scienza hip hop radicata e seguita. Era la golden age dell’hip hop italiano, andata avanti fino ai primi anni Duemila.
I dischi classici dell’età d’oro sono numerosi: Neffa e I Messaggeri della Dopa, Fastidio di Kaos, Novecinquanta di Fritz da Cat, Foto di gruppo di Bassi Maestro, Sindrome di fine millennio degli Uomini di Mare, Dalla sede degli Otierre, Scienza doppia h dei Colle der Fomento.
E proprio nel 1997 si affacciava sulla scena Michele Salvemini, in arte Mikimix, con una partecipazione innocua al Festival di Sanremo, categoria nuove proposte. Il brano era E la notte se ne va, l’hip hop è leggero leggero e molto melenso, e Caparezza non ha ancora la zazzera riccia degli anni futuri.
Dai primi anni Duemila il tempo si è messo a correre molto velocemente, per quanto mi riguarda, e non sono più stato capace di stare al passo con le nuove uscite discografiche e i nuovi artisti.
La scena è stata invasa dal dissing e dalla voglia, per niente celata, di sputtanare i rivali. Ho preferito rifugiarmi negli anni dell’adolescenza musicale e così facendo ho perso il conto e la puntualità delle uscite e degli stili.
Siamo passati al gangsta rap, ai video con i macchinoni e le femmine provocanti e ammiccanti. Abbiamo i Club Dogo, Fabri Fibra, Emis Killa e chi più ne ha più ne metta.
Non saprei dire tra i due periodi quale abbia conosciuto il vero hip hop, il sound che da un lato faceva divertire e dall’altro era utile socialmente. Personalmente preferisco i temi, le parole, le riflessioni, i campionamenti e il quattro quarti degli anni Novanta.


















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