Con il suo ultimo libro Groppi d’amore nella scuraglia Tiziano Scarpa fantastica in versi mimando un dialetto pseudo-abruzzese. Protagonista una comunità che insorge contro una discarica voluta dal sindaco. Su tutti campeggia il narratore, Scatorchio, pazzamente innamorato della non aggraziata Sirocchia. I “groppi d’amore” giungono quando l’io narrante immagina la sua donna in compagnia del suo nemico giurato Cicerchio. La “scuraglia”, ossia l’oscurità tempestosa che agita i pensieri di Scatorchio non si palesa solo nelle sue pene d’amore. Perché il testo di Scarpa è un piccolo poemetto civico sull’Italia contemporanea. C’è quindi la “scuraglia” politica e civile del paese, e la reazione degli abitanti che non si lascia attendere. L’immondizia non è solo filo conduttore contenutistico che dipana la matassa del plot, ma soprattutto concrezione linguistica, abbrutimento formale, espressionismo carnascialesco, il tutto proiettato nella costruzione di una storia grottesca, dove la contemplazione finale della “munnezza” da parte di Scatorchio metaforizza il punto di vista dell’autore sulla “sua” Italia.
Rossano Astremo



