Terzo e ultimo capitolo della Millennium trilogy che ha appassionato solo in Italia più di un milione di lettori e dalla quale verranno tratti dei film che già si preannunciano come dei successi, questo La regina dei castelli di carta non tradisce le aspettative dei numerosi fan di Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander. Scoppiettante fin dall’inizio e ricchissimo di colpi di scena come ci ha abituati lo sfortunato autore, morto per un infarto nel 2004 prima di vedere pubblicati i suoi libri, il romanzo getta finalmente luce su acluni aspetti dell’inquietante protagonista, una sorta di Pippi Calzelunghe decisamente più gothic dell’originale.
Ed è proprio nell’originalità del personaggio di Lisbeth che molti individuano la chiave del successo dei libri di Larsson. Lisbeth è una ragazza poco cresciuta, piena di tatuaggi e piercing, dall’intelligenza superiore alla media e dal profilo psicologico piuttosto anomalo contro la quale sembra che tutti in poteri forti di Svezia si siano accaniti con inspiegabile e incredibile tenacia.
Come sempre il libro si lascia leggere d’un fiato. Unico rimpianto: non poter sapere come va a finire la saga di cui l’autore pare avesse previsto dieci volumi.
Dario Goffredo



