A memoria, non ricordo di aver mai visto uno scorcio di Manhattan nei lavori di Richard Kern, negli sguardi delle sue modelle, degli attori apparsi in qualche suo Super 8. Ancora oggi, per questo straordinario artista nato nel 1958, la Mela è, essenzialmente, la visione eccentrica, (gin)ecologica di un reale, di una piena materialità spazio-temporale pre-11 settembre: ragazze di Coney Island meravigliosamente angeliche/infernali come quelle cantate da Lou Reed; bellezze dei bassifondi lontane anni luce dai set vischiosi dei photographers più blasonati, forse parte di quell'esercito in guerra contro la Società dello Spettacolo invocato da Debord. Con Kern siamo sicuri di avere a che fare con un artista che (similmente a Terry Richardson, ad Abel Ferrara) si diverte ad occultare nello sporco, nel politicamente scorretto, lo splendore della sua arte. È un erotismo tutto di carne e incidentalmente di carta quello che si sprigiona sfogliando le pagine del bel volume targato Taschen (e annessa appendice in Dvd). Seduzione espressa (non pensata: la seduzione non ammette qualsiasi lavoro preparatorio) allo scopo di scongiurare la smaterializzazione dell'individuo e della sua ombra nel caos contemporaneo. Estremizzata, anche, alla maniera dei cari vecchi corpi rock oggi soppiantati dall'ologramma Lady Gaga: fuori dalla virtualità, verso il limite più impensabile (e decretando la morte per procurata noia ai fautori della posa plastico-perfetta), ci sono ancora le non professioniste "Barely Legal" di Kern.
Nino G. D'Attis
Nino G. D'Attis



