Con uno stile che travalica i confini tra i diversi linguaggi, già sperimentato ne L’orologio a cucù (Good times) Paolo Vincenti, scrittore-intellettuale-imprenditore, propone ora le riflessioni sul suo personale vissuto degli anni ottanta in Danze Moderne (I tempi cambiano). Una scrittura "liquida" verrebbe da dire, usando un termine in voga per definire la nostra attuale società, della quale riflette i caratteri transitori, mutevoli ed eterogenei. Attraverso una creatività che prende vita nello spazio multiforme della pagina, l’autore tiene abilmente insieme suggestioni di matrice diversa, in un cocktail di rimandi e di citazioni, di passaggi da un codice espressivo all’altro. Scorrono così piacevolmente sotto gli occhi del lettore frasi in lingua inglese o assemblaggi desunti dalla grafica telematica, richiami alla saggezza degli aforismi latini o riferimenti ad espressioni dialettali, in una originale disposizione grafica della parola e del testo. La storia individuale "di rabbia, di amore, di odio e di altre trasgressioni", tessuta sullo sfondo di collettivi scenari massmidiali, viene raccontata "in compagnia" dei cantautori più amati. Quasi un testo parallelo e/o "a supporto", costituiscono infatti i richiami dei versi delle canzoni di Ligabue alternati a quelli di Francesco De Gregori, di Francesco Guccini o di Roberto Vecchioni. Una sorta di colonna sonora che lega il piano esistenziale a quello generazionale. Pezzi di storia vissuta e pezzi di canzoni creano perciò un tutt’uno, a volte lirico a volte dirompente, in cui ci si ritrova insieme all’autore. Una fluida integrazione di modi espressivi, circolari e fluttuanti, modulati sull’onda "reticolare" del revival di un passato prossimo. Viene quindi a coagularsi in modo convincente un mondo tumultuoso e funambolico, fatto di testi visivi, di sequenze "parolibere", a cascata e a sorpresa, che ricordano le sperimentazioni trasgressivo-tipografiche di origine futurista. Anche questa volta il divertisssment linguistico e la facilità coinvolgente dei flash-back si mescolano all’amarezza di considerazioni varie in una sintassi testuale quanto mai originale ed efficace.
Antonio Lupo



