L’esordio letterario di Massimo Vitali è segnato da un dolce e disincantato romanzo epistolare in cui Edoardo, innamorato un po’ svampito, si rivolge a Teresa indirizzandole lettere ricche di nonsense amoroso. Lei lo esorta a scriverle di tutto fuorché d’amore e non lettere raccomandate. Così Edoardo si tuffa in un mare di francobolli (come ci ricorda la copertina) dove è il solo a nuotare: Teresa accetta le missive senza mai dare risposta.
L’amore non corrisposto e l’obbligo di non parlarne è per Edoardo il pretesto per parlare di tutto, dalla mania dell’aglio di suo nonno al sudore di Elvis. E ogni parola, ogni immagine rievoca l’amore. Tra quadretti idilliaci e atmosfere lievi, Edoardo parla di sé scandagliando se stesso nel vano tentativo di attrarre l’oggetto sordo delle sue premure.
Le cento lettere si snodano con chiarezza e vivacità, regalandoci una realtà ricca di illusioni che solo l’amore può elargire, anche se a volte incappa in immagini stereotipate.
L’amore non corrisposto e l’obbligo di non parlarne è per Edoardo il pretesto per parlare di tutto, dalla mania dell’aglio di suo nonno al sudore di Elvis. E ogni parola, ogni immagine rievoca l’amore. Tra quadretti idilliaci e atmosfere lievi, Edoardo parla di sé scandagliando se stesso nel vano tentativo di attrarre l’oggetto sordo delle sue premure.
Le cento lettere si snodano con chiarezza e vivacità, regalandoci una realtà ricca di illusioni che solo l’amore può elargire, anche se a volte incappa in immagini stereotipate.
Maria Grazia Piemontese



