Magia, romanticismo e malinconia. Sono questi gli ingredienti di Charlotte sometimes, favola underground ambientata in una Napoli proliferante di arte e creatività. Sono gli anni ottanta, quelli di David Bowie e dei New Order, ma anche quelli cupi e new romantic dei Cure. La città si anima di una flora colorata e luccicante, tanto che potrebbe trattarsi dei mitici vicoletti del quartiere Piccadilly di Londra. È qui che il Kid, un adolescente turbato da un’infanzia piena di abbandoni, alimenta il suo sogno: diventare una rock star. La favola rock ‘n roll prende corpo quando compare nella sua vita e in quella dei suoi amici punk la bella Charlotte, femme fatale "colorata". I suoi anfibi, il suo caschetto camaleontico e il suo modo di parlare e dire "ok" la rendono unica e magnetica soprattutto perché rappresenta la chiave per la realizzazione dei sogni, la magia che, a volte (sometimes), si fa realtà. Il riferimento costante al Piccolo Principe di Saint-Exupéry non è casuale; tutti i protagonisti di questa favola aspettano la loro stella, un Petit Prince che renderà le loro vite meno inquiete. Storia di incontri fatali e di adolescenze turbate dalla forza dei sogni, Charlotte sometimes risulta essere un intreccio di codici linguistici differenti, dalla musica alla poesia, dalla fotografia al cinema. Ogni scena è costruita per dare agli occhi la possibilità di vedere il set dell’azione e per donare all’udito l’opportunità di immaginarsi una splendida colonna sonora anni ottanta che spazia dagli Style Council agli Ultravox, fino agli Eurythmics. Massimo Ricciuti, scrittore e sceneggiatore, trasforma una storia semplice di amicizia e amore adolescenziale in una scanzonata e deliziosa fiaba underground zeppa di "polvere magica" e di interpreti irreali. Pagina per pagina questo racconto svela la volontà di essere un ottimo riferimento per tutti quelli che amano la musica. Ma anche per chi crede che esistono incontri che magicamente sconvolgono la realtà.
Raffaella De Donato



