Miscuglio di seme di sesamo e riso della giornalista e scrittrice Maria Pia Romano è una silloge breve ma intensa, un condensato di momenti lirici incentrato sul tema della liquidità e che alterna brani in versi e passi in prosa. Un primo giudizio immediato non può che concernere la metrica: a prescindere dalla forma adottata dall’autrice per comunicare le proprie emozioni, se il blank verse o piuttosto la narrazione, il risultato migliore è raggiunto quando si realizza la sintesi stilistica, cioè laddove la Romano riesce a scolpire l’efficacia prosastica, attraverso un linguaggio fluido, nel verso breve. In linea di principio meglio la costruzione ipotattica di quella paratattica; ma meglio ancora, verrebbe da dire lasciando da parte la critica pura del testo, quando la Romano riesce ad aprirsi completamente e a trasmettere in pieno la purezza di certe sensazioni intime e personalissime, che si addensano appunto nella liquidità degli affetti esposti, nel liquore acqueo, nel mare, nell’amore che diviene liquido. Ma non è solo questa percezione di liquidità il tema trattato dalla Romano, benché sia il cuore della sua ricerca stilistica ed emotiva. C’è anche il richiamo del Sud, che incombe sui suoi versi e al tempo stesso li attraversa, chiaramente grazie alla lezione bodiniana che l’autrice ha assimilato e fatto sua, connotandola di una peculiare sensualità. E c’è anche un tema forse più alto e generale, quello dell’incomprensione, del silenzio, della perdita dal sapore definitivo, quel sapore tutto meridionale della tragicità. Ma in fondo, soprattutto, la Romano trasfigura questa liquidità in un concetto che alla prima lettura è celato, che però poi si affaccia di tanto in tanto dal sotterraneo, salvo poi prorompere quando meno lo si aspetta: la melanconia che affonda le sue radici nei classici greci e latini e che si suggella nella rassegnazione. La silloge è ciclica perché questi temi, liquidità, sud, incomunicabilità, trovano la loro perfetta sintesi nell’immagine, vero e proprio atto mitopoietico, dello scirocco, che Maria Pia Romano è costretta a "deglutire", condensato estremo di quella metafisicità che insegue con i suoi versi. In chiusura, interessante novità è l’uso di segnalazioni di artisti e musicisti presenti su "myspace", tra cui Francesca Romana Perrotta, che divengono vere e proprie citazioni poetiche, sostitutive dei classici, in margine ai componimenti.



