Ah, il Dr. Gonzo! Conoscete tutti questo signore, vero? Un titolo come Paura e Disgusto a Las Vegas non passa certo inosservato. Neppure un funerale organizzato come un party all’ultimo bicchiere e finanziato dall’amico Johnny Depp, se è per questo: le ceneri dell’illustre Hunter S. Thompson, teologo per corrispondenza, sceriffo mancato di Aspen, cultore delle armi da fuoco, inventore di un modo tanto rivoluzionario quanto poco ortodosso di fare giornalismo, sparate da un cannone gigantesco in un giorno d’agosto del 2005.
Opere tradotte in italiano, pochine: questa è appena la terza, dopo Paura e Disgusto a Las Vegas, una selvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano (Bompiani, 1996), Hell's Angels (Shake edizioni, 1998) e Meglio del sesso, i mille modi per eleggere un presidente USA (Bompiani, 1999). Le Cronache del Rum risalgono alla giovinezza di Thompson: San Juan, Puerto Rico, Mar dei Caraibi, fine anni Cinquanta. Spendi e spandi in birra e rum, ti immagini un futuro sulla cresta dell’onda (come Hemingway, come Fitzgerald, anzi meglio di questi due tizi messi insieme), solo che l’onda giusta non arriva mai, al massimo c’è questa marea alcolica che si porta via i bei progetti, le grandi speranze mentre fissi abulico il volo di una mosca o il gran culo di una turista abbronzata e felice.
Tutto è strambo a San Juan. Tutto è irreale e a suo modo fatidico, persino questo rinviare il futuro a data da destinarsi. Americani avvinazzati, luride bettole, ceffi portoricani, pezzi di merda da competizione e macchine scassate che quando sono in moto fanno il casino di un jet. È l’inverno del 1958, un’estate senza fine. Benvenuti nella testa di un autentico gigante della scrittura. Concedetevi una colazione esplosiva a base di hamburger, birra e rum al posto del caffè.
Opere tradotte in italiano, pochine: questa è appena la terza, dopo Paura e Disgusto a Las Vegas, una selvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano (Bompiani, 1996), Hell's Angels (Shake edizioni, 1998) e Meglio del sesso, i mille modi per eleggere un presidente USA (Bompiani, 1999). Le Cronache del Rum risalgono alla giovinezza di Thompson: San Juan, Puerto Rico, Mar dei Caraibi, fine anni Cinquanta. Spendi e spandi in birra e rum, ti immagini un futuro sulla cresta dell’onda (come Hemingway, come Fitzgerald, anzi meglio di questi due tizi messi insieme), solo che l’onda giusta non arriva mai, al massimo c’è questa marea alcolica che si porta via i bei progetti, le grandi speranze mentre fissi abulico il volo di una mosca o il gran culo di una turista abbronzata e felice.
Tutto è strambo a San Juan. Tutto è irreale e a suo modo fatidico, persino questo rinviare il futuro a data da destinarsi. Americani avvinazzati, luride bettole, ceffi portoricani, pezzi di merda da competizione e macchine scassate che quando sono in moto fanno il casino di un jet. È l’inverno del 1958, un’estate senza fine. Benvenuti nella testa di un autentico gigante della scrittura. Concedetevi una colazione esplosiva a base di hamburger, birra e rum al posto del caffè.
Nino G. D’Attis



