GIANFRANCO MANFREDI

GIANFRANCO MANFREDI
Manfredi è un autore poliedrico, complesso, problematico. Per abbracciare tutta la sua multiformità d'estro, basti ricordare che dagli anni'70 ad oggi non c'e stata zona di resistenza culturale che si sia sottratta al suo demone geniale. Musica, teatro, fumetto, cinema, narrativa: in ogni dove artistico si può rintracciare più di un suo seme. Da ricercatore penetrante qual è, ha sempre mosso una sinergia raramente rintracciabile in altre scritture, e cioè la concordia tra una documentazione incontestabile - composta da letture rarissime e sopralluoghi spesso eccezionali - e un'apertura generosa verso l'inafferabilità del mistero. Facendolo continuamente, ha creato suo malgrado un non-genere, il gotico-filosofico, in cui rientra pienamente anche questo ultimo Ho freddo, che si rivela sin dalle righe iniziali una lettura irresistibile in qualunque tempo, ma indispensabile in questo momento storico. Calarsi nelle sue pagine ora, in un'Italia targata 2009 e affannata da paranoie securitarie pressoché quotidiane, concede di fatto un esercizio di cautela importante contro l'emergere piuttosto sbrigativo di deliri fobici ed ossessioni fanatiche. Le derive del terrore sono le protagoniste incorporee di questo libro notturno, che fa coabitare luoghi sinistri, personaggi inquietanti, ma soprattutto interrogativi angosciosi. La storia narrata è un teatro cupo a misura di lotta tra intelletto e irrazionalità, con due delle figure "fisiche", i gemelli Aline e Valcour, a fare da ciceroni tenaci tra le traiettorie impensabili della paura collettiva. Esperti in malattie epidemiche e razionalisti convinti, i due giungono nel Rhode Island del ‘700, e in pieno territorio puritano assistono alla nascita del vaneggiamento di un'intera comunità. Un morbo ignoto sta mietendo delle vittime tra le fanciulle del luogo, e l'incomprensibilità della malattia sta spianando la strada ad una rinnovata caccia alle streghe. Risuona ovunque la parola "vampiri", e l'ossimoro del morto vivente, non recepito nella sua assurda contraddizione, scatena pratiche dettate da un'ignoranza perversa: così, le tombe sono profanate, i cadaveri vengono straziati, l'intelligenza è ormai offesa. I cimiteri rimuovono il senso del riposo eterno, divenendo laboratori insensati della superstizione più scellerata.
Stefania Ricchiuto

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