La commissaria Lolita Lobosco è una bella tipa. Generosa, sensuale, intelligente. Non ha l’arguzia di Montalbano (che nel libro compare brevemente come special guest), né la goffaggine irresistibile dell’avvocato Vincenzo Malinconico di De Silva, ma con la sua passione per le arance e le sue tette quinta misura, la Loli, impegnata a scagionare da un’accusa infamante una vecchia fiamma giovanile, affronta le duecentoquindici pagine di questo libro difendendosi con un certo stile. Gabriella Genisi (già nota per Il pesce rosso non abita più qui, per La Fenice, e i due romanzi usciti per Manni Editore Come quando fuori piove e Fino a quando le stelle) è brava nel costruire un giallo non complicato, ma tutto sommato avvincente, e nel definire una protagonista leggera ma complessa, con debolezze di donna e caparbietà da commissario. Sapere che la ritroveremo in una storia successiva fa stare più sereni. La sola perplessità sta nella scrittura, e nell’uso di un linguaggio fin troppo eterogeneo. La storia è ambientata a Bari, e frequentata per lo più da baresi; e sì che la commissaria ha nelle vene sangue siculo (da parte di madre) e napoletano (da parte di padre), ma forse quest’assenza di inflessioni indigene e incursioni dialettali ha tolto un po’ di piacevolezza alla lettura.
Lori Albanese
Lori Albanese



