Federico Capone cura per l’editore Kurumuny un libricino intitolato a Cesare Monte e dedicato ai suoi Canti del Salento (comprensivo di cd con quattordici tracce scelte tra i pezzi più celebri e significativi composti e cantati dal maestro e menestrello leccese, e un lungo ricordo della figlia Marilena). Ma chi era Cesare Monte? Forse non tutti lo ricordano: al tempo stesso erede e capostipite della musica popolare salentina, cantore e cantautore, Monte ha rappresentato il punto di riferimento per il genere folkloristico di Terra d’Otranto, quella grossa fetta della tradizione popolare accantonata prima e sopraffatta poi dal travolgente revival della pizzica e delle tarantate. Merito principale di Monte è stato, secondo Capone, oltre naturalmente all’enorme lavoro di ricerca e composizione del canto tradizionale, quello di avere creduto più di tutti nell’identità della canzone urbana, difendendola dai detrattori e dagli intellettuali che la rinnegavano e la consideravano kitsch. L’Autore, descrivendo l’opera di Monte, critica l’eredità di De Martino, perché – sostiene – dal tempo de La Terra del Rimorso la cultura salentina dell’epoca, bloccata nella dimensione romantica del ragno, della pizzica, della campagna, non è più stata ri-analizzata, contribuendo così a far credere che questa tradizione fosse immutabile, oltre che egemone. Il risultato è oggi un altro stereotipo, una Terra presuntivamente ferma al 1960, dove il tempo non scorre mai. Ma se è vero che il Salento non è solo barocco, la stessa dimensione artistica è variegata e altra rispetto all’esuberanza della pizzica. Il ricchissimo repertorio di Cesare Monte si pone dunque come pilastro su cui fondare una rilettura complessiva della tradizione canora, musicale, di danza e in generale artistica di Terra d’Otranto.
Vito Lubelli



