L'anima punk dei Wu Ming riaffiora in superficie. Acida, surreale, spudorata, espressa attraverso 16 racconti scritti nell'ultimo decennio e sparsi in precedenza sul web e su carta. "Con la Nona del "Ludovico Van" in sottofondo, il libro va gustato freddo come la peggiore vendetta, così da esaltare i sapori di una comicità grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa." scrive Tommaso De Lorenzis nella prefazione. Beethoven o i Residents, o magari i Dread Zeppelin di Tortelvis, perché no? Nell'insieme, il sound è lontano dal rigore epico-rutilante che caratterizza gran parte dei romanzi fin qui pubblicati dal collettivo; prevale piuttosto l'urgenza di raccontare (quasi) senza filtri il presente in tanti lapsus cortocircuitanti e molte sue sfaccettature: dal grottesco verosimile di Benvenuti a ‘sti frocioni 3 (nato dai primi contatti del collettivo con il folle universo del cinema) a Gap99, incursione nei temi familiari a Irvine Welsh (discoteca/buttafuori/spacciatori neri), passando per testi come Bologna Social Enclave, scritto poco prima del tragico vespaio del G8 a Genova nell'estate del 2001 e I Trecento boscaioli dell'Imperatore, donato alla campagna di Greenpeace "Scrittori per le foreste". Dal reale, i Wu Ming prelevano mostri, maschere, pagliacci e li mettono in pista. Mutano e deformano i corpi da cartoon disneyani, ne storpiano i nomi, i tratti caratteriali, in aperta beffa al potere retrivo delle holding ma anche per ricordare come la coscienza di lavorare su storie di storie sia da sempre patrimonio di tutti. L'anatra è un'autobiografia in pezzi narrativi (atto secondo, dopo la sistemazione teorico-critica di articoli e saggi in Giap! nel 2003). Una selezione di dissolvenze/sovrimpressioni/cazzeggi a rilascio differenziato. Se ne consiglia l'uso (smodato) per combattere l'ignoranza meccanica del XXI secolo.
Nino G.D'Attis
Nino G.D'Attis



