Fuori dalla letteratura, dalla fiction, la vita è pornografica. Quella vera, capace di farti male fino all’annullamento, fino alla soglia della morte, se è da una scomparsa (doppia, come quella dei genitori del protagonista) che hanno inizio il tuo dolore più lacerante e la tua risoluta discesa all’inferno. Scivoli giù, però non c’è niente di romantico nella successione di esperienze estreme che cominci a sperimentare sulla tua pelle: cocaina, accoppiamenti a pagamento, la maschera di normalità che metti sulla tua faccia alla luce del giorno, quando incroci le esistenze degli altri e devi pur dire qualcosa mentre la testa è altrove, proiettata verso il disfacimento. La verità è che, fuori dalla letteratura, la vita può essere autodistruzione, viatico indecente e, giorno dopo giorno, rumore di solitudine. Le quattro pareti di casa tua esplodono perché hai “accidentalmente” dimenticato il gas aperto. E tutto è fuoco: sull’epidermide, ma soprattutto nell’anima. La domanda è: come si esce dal fuoco? La persona che si cela dietro l’alias di Aldo Nove ha scritto un’opera immensa, racchiusa nello spazio di un numero di pagine non imponente. Perché si può dire molto, se conosci quella sofferenza da vicino, senza dover necessariamente buttare giù un romanzo-fiume. Si può dire l’indicibile, tenuto conto che la persona che scrive con lo pseudonimo di Aldo Nove è altresì il massimo poeta italiano vivente. Questo è il suo capolavoro.
Nino G. D’Attis



