Come da attore nei suoi film più celebri, anche il Clint Eastwood regista non sbaglia un colpo, grazie a questo film commovente e dalle sicure emozioni. Letters from Iwo Jima è il secondo e ultimo capitolo della saga della battaglia della seconda guerra mondiale iniziata con Flags of our fathers. Lo sguardo, questa volta, è interamente incentrato sul punto di vista nipponico, quello degli sconfitti che come al solito hanno gli spunti più interessanti da offrire. Al centro non più la guerra ma l'uomo, nelle sue sfaccettature più intense. Così le lettere inviate dai soldati alle loro famiglie, che danno nome al titolo, diventano il pretesto per raccontare il terrore di chi va a morire e le crisi di coscienza di chi, malgrado tutto, ce li deve mandare. Vite spezzate in cui non si avverte alcuna differenza di bandiera, non ci sono colpe o ragioni, solo il tragico peso di quello che si potrebbe chiamare destino. Interessante la scelta stilistica di sopprimere il colore, quasi nasconderlo, e di farlo emergere solo nel rosso dei fiumi di sangue versati da vite innocenti.
Questo accorgimento, per niente originale, si rivela però il vero punto forte in un film intenso, ma privo di un vero punto di vista. In definitiva un film che niente aggiunge ma neanche toglie al genere, e che tutto sommato dopo più di due ore fa uscire dalla sala un po' turbati, ma anche arricchiti. E di questi tempi, non può far male.
Michele C. Pierri



