L'amico di famiglia esce finalmente nelle sale italiane (poche nonostante la distribuzione Medusa), dopo essere stato presentato già nel mese di maggio al Festival di Cannes (ricevendo critiche alterne) e in molte altre rassegne internazionali. Paolo Sorrentino, classe 1970, torna dopo L'uomo in più (2001) e il bellissimo Le conseguenze dell'amore (2003). L'Italia degli "orrori", mediocre e arruffona, rappresenta il teatro in cui si muove Geremia, (interpretato da uno straordinario Giacomo Rizzo), un uomo sgradevole e ripugnante alla vista. È un usuraio fortemente ossessionato dai soldi, dalle donne e dalla madre, e che si accompagna a Gino (Fabrizio Bentivoglio), un singolare cowboy dell'agro pontino. Le cose sembrano prendere una svolta, quando incontra il suo ultimo "cliente", Saverio. Quest' ultimo, pur di regalare un matrimonio sfarzoso alla figlia Rosalba (Laura Chiatti), decide di mettersi nelle mani dell'usuraio. Geremia, che sembra non aver mai conosciuto l'amore, perde la testa per la giovane donna e per conquistarla, decide di investire tutti i suoi soldi in un grosso affare. Paolo Sorrentino sceglie, anche in questa nuova storia, di mettere a fuoco e di far interagire personaggi insoliti, sempre in netto contrasto tra di loro, il vecchio e sudicio usuraio, "Miss agro pontino", il cowboy nostrano; ambienta il racconto filmico a Latina e Sabaudia, tra le sterili architetture fasciste, distaccandosi esteticamente dalla odierna cinematografia italiana (e non solo). Anche qui il regista si affida all'ottima, impeccabile fotografia di Luca Bigazzi, che oppone agli interni scuri e opprimenti (soprattutto la casa di Geremia), esterni spesso accecanti, ampi spazi che richiamano le piazze di De Chirico. Sorrentino, oltre a rivelarsi un abile tecnico della macchina da presa, costruisce alla perfezione i suoi personaggi, tutti interpretati in maniera eccellente dall'intero cast, tra cui spicca Giacomo Rizzo. Lo spettatore rimane dunque incollato alla poltrona per quasi due ore, quasi fosse un thriller. Ma in fondo questa pellicola rappresenta molto di più, perché il regista si destreggia agilmente tra la commedia (anche della risata spicciola), il genere drammatico, il noir lynchciano.
Sabrina "Zero project" Manna



