Una donna di spalle che, mani tese, canta su un palco. È il 1959 ed è New York. Un attimo dopo, siamo catapultati nel 1918 per le vie di Belleville, XX arrondissement de Paris dove un'altra donna canta per strada, e una bambina dagli enormi occhi blu impauriti piange. Si apre così, senza troppe presentazioni, solo il titolo in bianco, Le vie en rose. Olivier Dahan, alla regia, ha deciso di non seguire un filo cronologico per raccontare la vita della piccola potente Môme, ha scelto una stupefacente Marion Cotillard ad interpretarla, sei ore giornaliere di trucco per dare credibilità al personaggio, ha riempito le scene di persone, dettagli, cenni. Musica.
L'infanzia nel bordello, l'infezione agli occhi e le preghiere intense a Sainte Thérèse de Lisieux; Titine, la prostituta affezionata come mamma; il rossetto rosso messo per gioco. Il padre contorsionista, la madre assente, il circo. La Marseillaise. Poi, le canzoni per strada, l'amica del cuore Momone, le prime audizioni, Leplée e Raymond Asso. Il cabaret e il teatro. Mon légionnaire. Le amicizie sbagliate, l'alcool, gli abbandoni. Ma una intensa voglia di ricominciare sempre, daccapo, ripartire da zero. Impara a recitare, a "vivere la canzone", diventa attrice. L'America, prima ostile poi riconoscente, -"io sono troppo triste, loro sono troppo coglioni" dice Edith riferendosi agli americani -, l'incontro con Marlène Dietrich, l'amore travolgente per il pugile Marcel Cedran, la violenza dei pugni e le carezze della sua voce, la tragedia infinita quando Marcel muore in cielo. L'Hymne à 1'amour. Il dolore, la morfina, la dipendenza. Le iniezioni, le date annullate e le tournèe che sono un trionfo. La vie en rose. Un accenno alla figlia morta di meningite, agli incidenti stradali, all'Olympia, al matrimonio. Tutta una vita per cenni e richiami, per canzoni, un film lungo veloce mai noioso che ha commosso a febbraio la platea berlinese e commuove ora quella mondiale. Al centro una donna di fragile costituzione, determinata, capricciosa, goffa, innamorata, curva, sorridente, malata, che a quarantasette anni ne dimostra settanta o più. Ma gli enormi occhi blu impauriti, nei dispiaceri e nella felicità, rimangono quelli di sempre. Edith ci insegna a non rimpiangere mai, nella vita, niente di niente. Non je ne regriette rien.
"Signora Piaf, che consiglio darebbe a una donna? Ama. A una ragazza? Ama. A un bambino? Ama".
Valentina Cataldo



