A Las Vegas hanno appena presentato Roxxxy, un androide dalle curve mozzafiato creato dalla TrueCompanion che parla, ascolta, tiene compagnia, può connettersi in modalità wireless alla rete per ricevere assistenza tecnica e aggiornamenti in quanto dotato di intelligenza artificiale. Alta 173 cm, peso 54 kg, colore della pelle (sintetica) e dei capelli personalizzabile. Costo tra i 7000 e i 9000 dollari. Un robot maschio (si chiamerà Rocky) è attualmente in fase di sviluppo. Ho appreso questa fantastica notizia il giorno dopo aver visto Il mondo dei replicanti (Surrogates), un pastrocchio di thriller sci-fi di Jonathan Mostow con Bruce Willis, Radha Mitchell e Rosamund Pike basato sull’omonima miniserie a fumetti di Robert Venditti e Brett Weldele. La trama? Siamo in un futuro prossimo e se vedete Willis col parrucchino giallo limone, siete autorizzati a sghignazzare in sala come bertucce. Anche perché lui è l’androide di un poliziotto di nome Tom che ha (che palle) perso il figlio in un incidente e indaga su un'escalation di omicidi standosene comodamente stravaccato a casa, tanto a prendersi mazzate e pistolettate è il suo surrogato. Tom è sposato con Maggie, estetista per androidi più depressa di lui, padrona di un replicante a sua immagine e somiglianza che, grazie a input sensoriali, può zoccoleggiare in sua vece (sembra una cosa complicata ma è così che si salva la fedeltà e una parvenza di decoro familiare in una pellicola targata Disney). Perdipiù Tom si ritrova una sventola di collega: agente Jennifer Peters, biondona che pure con la pelle sintetica e i circuiti stampati sotto, una botta volentieri. E c’è Ving Rhames che fa il profeta centrosocialino, tuonato come quel vostro parente di terzo grado che ascolta musica gabber e tutte le mattine fa colazione con cereali e ketamina. Ving dice che i robot non possono vivere la vita al posto nostro tipo Second Life, c’è un limite a tutto, ci vuole una restaurazione per rimettere a posto le cose sfuggite di mano. Però poi si scopre che in un mondo di pupazzi (sceneggiatori e regista inclusi), il profeta non è da meno e giustamente ordina ai suoi gorilla di gonfiare di botte Bruce Willis (quello vero, non il surrogato), forse per per placare l’ira di Philip K. Dick e di Stefano Tamburini che ci guardano, bestemmiano e ci compiangono da lassù.
Il messaggio è: con i soldi del biglietto di una ciofeca del genere comprate una falange del mignolo destro di Roxxxy. Non sarà molto, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
(N. G. D’A.)
Il messaggio è: con i soldi del biglietto di una ciofeca del genere comprate una falange del mignolo destro di Roxxxy. Non sarà molto, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
(N. G. D’A.)



