Leone d'oro a Venezia e primo candidato agli Oscar dopo essere stato l'asso pigliatutto dei Golden Globe (l'anticamera delle più prestigiose statuette), Brockeback Mountain continua a mietere successi oltre che di critica anche di botteghino. E Ang Lee, con quest'ultimo film, riparte un po' da dove aveva cominciato. E' del 1993 il suo fortunato esordio dietro la macchina da presa con "Il banchetto di nozze", in cui un giovane cinese omosessuale dopo aver fatto carriera a New York, si trova costretto a fronteggiare i tradizionalisti genitori, ai quali non ha mai confessato la sua natura, arrivati direttamente dall'Oriente per vedere il suo matrimonio concordato con una giovane pittrice in cerca del permesso di soggiorno. Ritorna dunque la tematica gay che nella narrazione dei segreti del monte Brockeback abbatte uno degli ultimi baluardi di manifesta virilità rappresentata dalla figura del cowboy. Tratto dall'omonimo racconto del premio Pulitzer Anne Proulx, il film si muove sulle grandi vallate del Wyoming dove nell'estate del 1963, Ennis Del Mar e Jack Twist, due giovani mandriani, si incontrano mentre sono in fila di fronte all'ufficio di collocamento. In cerca di un lavoro che dia loro sicurezza, vengono entrambi assunti da Joe Aguirre, il proprietario di un ranch che li invia come mandriani ai piedi del monte Brokeback. Tra i due, soli per tutta l'estate nasce un legame sincero. Terminata la stagione devono separarsi tornando alla vita di sempre. Ennis rimane nel Wyoming; Jack parte per il Texas dove conosce una donna che sposa. Quattro anni dopo arriva a casa di Ennis una cartolina di Jack: è in viaggio per andare a trovare l'amico di un tempo. Bastano pochi attimi per capire che la loro amicizia è destinata a durare e a divenire qualcosa che li unirà per tutta la loro esistenza. L'amore dunque come filo conduttore di una storia dal tema difficile, spesso ignorato e sicuramente non banale, che in questo film assume dei contorni morbidi, quasi sussurrati, tanto da tramutarsi in una storia universale, oltre quella che è la semplice sessualità. Ottima la direzione dunque, ma anche le singole interpretazioni, appassionate e davvero partecipi del progetto di Lee, che intendeva raccontare semplicemente l'amore, al di là delle convenzioni. Fra paesaggi sconfinati e silenzi che hanno voce e significato, i due vivono un amore strano e consolatorio, la cui natura omosessuale paradossalmente è il lato meno importante della vicenda. Che riuscirà a descrivere un sentimento fuori dalle convenzioni eppur importante, vissuto con gli occhi di chi affronta la vita per lo straordinario e imprevedibile percorso che essa rappresenta. Lontani da schemi e convenzioni che spesso anche il cinema hollywoodiano rifugge. Cavalcando le poche critiche, di Wayne e Eastwood, in questo film c'è tutto e niente, ma ciò che rimane è un senso di sana inquietudine e sincera ammirazione e la consapevolezza che nessuna lontananza o finzione può distruggere ciò che vorremmo essere. O che in fondo siamo sempre stati.
C. Michele Pierri



