In epoche lontane, la Cina era divisa in sette regni, ognuno dei quali combatteva per la supremazia, costringendo la popolazione a sopportare morte e sofferenze. Il regno di Qin era il più agguerrito. Il suo re, ossessionato dall'idea di diventare il primo imperatore cinese, era continuamente oggetto di attentati ed arrivò a promettere una forte somma di denaro a chi fosse riuscito a portargli, vivi o morti, tre dei sicari più pericolosi. Un giorno giunse a palazzo un enigmatico "sceriffo", che portando con se le armi dei tre sicari cominciò a raccontare la sua storia...Questa la trama del più costoso lungometraggio della storia cinese, uscito all' estero da ben due anni e presentato nel trailer da Quentin Tarantino. Il lavoro di Zhang Yimou, autore di film di rara bellezza, è un saggio sull'arte intesa in senso esteso come espressione di libertà, una teoria valorizzata attraverso immagini che sembrano "dipinti in movimento". Hero non è la storia di un eroe, ma tenta di raccontare cosa significa essere un eroe in un periodo in cui l'onore e il rispetto, temi cari al cinema orientale, si sono persi. Il regista di "Lanterne rosse" si avvale di un cast di stelle (Jet Li, Maggie Cheung,...) e di un budget molto elevato per un progetto che appare subito per quello che è: un vero e proprio kolossal. Il film si inserisce in un recente (e abbastanza modaiolo) filone di "recupero" del genere wuxiapian (o film di cavalieri erranti) da parte del cinema dagli occhi a mandorla, seguendo il fortunato esempio de "La tigre e il dragone" di Ang Lee. Nonostante ciò il tono usato per narrare la meravigliosa storia dell' uomo che unificò la Cina è epico, sognante ed appassiona sin dall' inizio. Un motivo in più per ammirare un' opera che alla sua bellezza visiva affianca, e se vogliamo riassume, le tradizioni e la cultura di un intero popolo.
C.Michele Pierri



