CHE L'ARGENTINO

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L'impresa di Soderbergh ha dato i suoi frutti in 4 ore di pellicola divisa in due capitoli - Che - l'argentino e Che - il guerriero, atteso per i primi di maggio - interpretati e interpretabili dall'unico possibile Guevara: Benicio Del Toro. Che - l'argentino racconta in 131 minuti l'incontro e la traversata dei ribelli rivoluzionari sino a Santa Clara. Il 26 novembre del 1956 il medico argentino Ernesto Guevara salpa alla volta dell'isola di Cuba con un giovane avvocato di nome Fidel Castro e altri 80 ribelli determinati a rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Medico, stratega e instancabile guerrigliero, il Che, dopo un lungo faticosissimo periodo sulla Sierra Maestra, conquista la città di Santa Clara e si riunisce ai compagni per marciare su L'Avana. Questo lavoro portato avanti dal regista per ben sette anni, ricalca "di passo in passo" la rivoluzione del Che, dall'incontro con Fidel sino alla sua morte. Ricerche, sopraluoghi, interviste e varie stesure della sceneggiatura per capire una delle personalità più note al mondo. Il dinamismo nel film manca e non ce n'era bisogno, l'energia è nella storia e Soderbergh l'ha saputa calibrare bene. Lunghe soste tra i monti, pesanti fardelli da portare in spalla, paura degli spari e una voce che ti accompagna per tutto il film, carica di passione e speranza. Tutto questo lo senti addosso e ti sfiora con prepotenza nell'animo. Piccoli aneddoti che raccontano l'uomo, il pensiero, la violenza, guidati da ragioni di libertà e uguaglianza, perché come dice lui stesso a chi pensa che tutto ciò sia un gioco: "la nostra è una rivoluzione non un colpo di stato". Il film alterna immagini in bianco e nero del discorso di Guevara all'ONU del 1964 con la rivolta fisica e mentale che affrontò in prima linea sul campo, tratta dal Diario di una rivoluzione cubana. Piani sequenza, camera a spalla, primissimi piani: così viene raccontato uno degli uomini più famosi al mondo. Le parole del Che si scagliano come un monito sul grande schermo. Soderbergh ricalca l'impresa di quest'uomo, che al di là dell'etichetta politica e della mercificazione del suo volto, riesce comunque ad emozionare e a  riverberare nel tempo. "Ti dico una cosa, anche se potrà sembrarti ridicola: un vero rivoluzionario è guidato da un grande sentimento d'amore, amore per l'umanità, amore per la giustizia e per la verità." In questo periodo storico parole del genere non possono lasciarci indifferenti.

 Giusi Ricciato

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