BASTARDI SENZA GLORIA

Quando vai al cinema a vedere un film di Quentin Tarantino, sai a priori che ti aspetteranno due ore di sangue e di violenza, non appena comincia Inglorious Basterds – Bastardi senza gloria però, ti senti un pò spaesato e ti preoccupi di essere entrato nella sala sbagliata.
Ambientato in Francia, durante l’occupazione nazista, il film infatti si apre, come se fosse un romanzo dell’Ottocento, con la visione di una modesta casetta di campagna e di un uomo che lavora con le sue tre adorabili figlie. Ad un tratto, però, arrivano i cattivi, i nazisti appunto, che sconvolgono la quiete domestica, poiché convinti, e ahimé non senza torto, che costoro nascondano una famiglia ebrea. Dopo un interrogatorio pressante dello spietatissimo Colonnello delle SS Hans Landa (un inquietante Christoph Waltz), la famiglia viene scoperta e sterminata, solo la piccola Shosanna riesce a salvarsi, meditando per tutta la vita la sua vendetta, che poi attuerà con successo, nei confronti dei carnefici dei suoi cari.
Parallela alla storia della ragazza, si muovono le vicende di un gruppo di ebrei americani, chiamati i Bastardi, che, guidati dal bel e tenebroso tenente Aldo Raine (Brad Pitt), seminano terrore tra le file naziste, e perfino nello stesso Hitler, massacrando ogni militare tedesco che incontrano e prendendo lo scalpo di ogni soldato, come segno del loro passaggio. Lunga e ardua è la missione dei bastardi, che si incrocia a loro insaputa, nel finale, con quello di Shosanna che, sotto falsa identità, è diventata proprietaria di un cinema, nel quale si riuniscono tutti i gerarchi nazisti, compreso lo stesso fuhrer, per vedere la proiezione di un film che esalta le imprese di un soldato tedesco, che solo aveva sterminato tanti avversari.
Tratto dalle pellicole Quel maledetto treno blindato (1977) di Enzo Castellari e di Quella sporca dozzina di Robert Aldrich (1967), il film è un omaggio al cinema del passato e ai grandi nomi che l’hanno segnato, primi tra tutti Charlie Chaplin, Sergio Leone e Ernst Lubitsch.
Tarantino, ancora una volta, non ci delude, grazie ad un cast davvero azzeccato, dialoghi intelligenti e sagaci e un’ironia spesso mordace. Il suo amore sconfinato per il cinema, dunque, non è solo pura passione ma è anche, e soprattutto, un mezzo per riscrivere le pagine più amare della storia, regalando una vittoria a chi, come il popolo ebreo, in realtà ne è uscito purtroppo sconfitto.

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