Dopo aver incontrato il plauso della critica con i precedenti umbratili lavori, torna la nuova figlia illeggittima di Siouxie con un passo meno marziale e sonorità più accessibili. Il bozzetto iniziale dubstep-futurista di Sword con gli echi lontani della voce di Zola sembra essere la parte più eccitante e innovativa del disco, ma dura solo un minuto. Nelle restanti tracce dell’album il vero salto in avanti interessa le basi musicali, che però spesso sembrano giustapposte alla voce. Quando arriva Shivers, è chiaro che nonostante l’incalzante groovebox che fa da base al pezzo, la nostra non si lascerà andare più di tanto, continuando ad elargire il suo goticismo vocale un po’ black con poche variazioni di tonalità e pathos. Potrebbe essere una nuova Rihanna o Lady Gaga, ma le mancano l’eclettismo o quantomeno un’espressività singolare che la possano sollevare sopra Florence + The Machine, Austra e compagni, tanto che facciamo quasi fatica, ormai, a distinguerne le voci. In Your Nature è trascinante, sembra la versione elettronica di un brano del Boss, mentre Collapse è una classica preghiera in stile U2 e Patty Smith si annida in Lick The Palm. E’ un peccato che alla fine sia una raccolta di canzoni a tratti noiosa.
Tobia D’Onofrio



