Suonano “british” più che mai i nuovi giorni del rock dei Thousand Millions. Esce per l’etichetta Tannen Records Rock days il nuovo disco del sorprendente trio salentino. Immediato e piacevole, per capire le caratteristiche di questo secondo lavoro (uscito a due anni dal brillante esordio Here and Back Again), che tanto sa di conferma, è sufficiente ascoltare l’apertura affidata alla title-track. Tre minuti appena, all’insegna di un rock che fila dritto, essenziale e diretto, pulito e senza fronzoli, privo di lustrini e patinature. Impressione confermata, e rafforzata, da Song for satellites, Treason, Planet’s Headache, Alone again e, più o meno, da tutte le altre tracce di un lavoro con il quale il terzetto ha voluto recuperare l’attitudine punk-rock. Quella che emerge chiara dal suono di Rock days, ed evidenziata anche dalla durata dei brani, brevi e intensi. I tre “milionari” prendono così le distanze da quella che definiscono “l’estetica ormai stucchevole e spesso troppo ammiccante dell’universo indie”. Ciò che sorprende è la naturalezza delle dodici tracce, che si fanno ascoltare tutte d’un fiato, che suonano bene e sono ben suonate, ricche di spunti e riferimenti, vere e immediate, sia quelle di matrice più “powerpop” che quelle “alternative rock”, per citare due generi nei quali sono “etichettati” i tre e il loro cd. E, in effetti, già al primo ascolto, è difficile non essere coinvolti da sorrisi e malumori, da melodie e sfuriate, da perle di dolcezza e dal loro retrogusto amaro. Un azzeccatissimo cocktail, un miscuglio di note e sensazioni che, come ispirazione, parte da lontano. Ma che arriva, e colpisce, assai forte. (da.qua)




