Molte generazioni di rockers sono cresciute a pane e CaptainBeefheart. Famiglie di reietti sonici si sono nutrite della sua idea psicotica di rock-blues (condivisa con i VelvetUnderground), diffondendo nel corso degli anni il verbo della bassa fedeltà: i mitici Cramps, alfieri del voodoobilly; i folli ManOrAstro-Man, stupratori di musica surf; i non meno sgangherati Pussy Galore, Gories e JonSpencer, che hanno traghettato il garage fino ai tardi 90. Oggi nuove orde di sbandati sono in cerca di Bad Vibrations e dal calderone “shitgaze” (vedi VivianGirls, Wavves) emergono JohnDwyer (prolifico musicista lo-fi) e i suoi TheeOhSees. Le asprezze dei modelli di riferimento vengono qui stemperate con il sole della California, dando origine a 12 tracce altalenanti tra psicosi garage e aperture lisergiche (CanYouSee). Non mancano quindi la febbrile frenesia, le chitarre taglienti che producono brutali lacerazioni, la ripetitività ritmica ossessiva e ipnotica (RubyGoHome), ma sono contaminate da numerosi momenti flower-power e persino da un morbido flauto (MeatStepLively). GoMeetTheSeeds recupera i BeachBoys per dilatarsi oltre i cinque minuti, Rainbow è un punk stile Ramones, mentre la potente SodaSt#1 trova l’equilibrio perfetto tra singhiozzanti nevrosi e arcobaleni melodici. Un bel disco da ascoltare tutto d’un fiato.
Tobia D’Onofrio



