“Benvenuti ad un nuovo inizio, perché questa cassetta vi servirà come nuovo inizio. La musica su questa registrazione è stata creata appositamente per dare effetti piacevoli alla vostra mente, al corpo e alle vostre emozioni…”. Così recita lo psichiatra (?) che ascoltiamo nel primo brano, campionato da qualche vecchio nastro come gran parte delle voci dell’album, assemblate con maestria e originalità per creare dei collage postmoderni. Gli innumerevoli campionamenti sono schegge impazzite e vengono accostati a parti suonate trascendendo la formula folktronica e secondo una destrutturazione della forma canzone intesa come accostamento di musica e voci con effetti in progressione. Nonostante le premesse “intellettuali”, però, la compattezza dei brani è disarmante. Ascoltiamo pezzi costruiti su frenetiche ritmiche dance, acide battute hip-hop, cavalcate inarrivabili, ballate in reverse, controcanti lisergici old-school, raga indiani, confessioni folk, suoni e rumori di ogni sorta. Che siano canzoni o costruzioni astratte, i brani sono compatti, coinvolgenti e pieni di sorprese. Senza dubbio questo The Way Out figurerà tra i migliori dischi dell’anno. (Tdo)



