La bravura dei Tears of Joy risiede nella capacità di creare atmosfere intense con poche pennellate: synth, chitarra e voce si abbracciano in una cornice minimale figlia della "gioventù colossale" di Young Marble Giants e dunque, volendo cercare un riferimento più contemporaneo, dei giovani inglesi The XX. Il goticismo synth-pop anni 80 viene filtrato da post-rock e trip-hop anni 90. La voce femminile graffiante, come una docile Karen O (Yeah Yeah Yeahs), sa scrivere melodie a presa rapida. Le chitarre narcolettiche riempiono lo spazio delineato dalla voce completando il quadro psichedelico. I quattro brani di questo EP non saliranno in vetta alle charts indipendenti, ma hanno personalità, stregano già ai primi ascolti e preannunciano l'arrivo di un album che sarà di certo memorabile.
Tobia D'Onofrio




