Provate a shakerare la visione artistica obliqua e nebbiosa dell'Islanda con certo revival folk (dai Belle&Sebastian ai Fleet Foxes). No, non otterrete i Sugur Ros, bensì un ibrido orso di mare che ama le melodie soavi e la spinta visionaria della psycho-wave. La proposta non è certo innovativa, ma le capacità compositive e la sobria propensione per un suono fluttuante regalano piccoli gioiellini "a due facce" (Fire Dies Down). Se viene da pensare ad Andrew Bird e Iron&Wine (Cold Summer), è anche vero che qui l'accorata scrittura nutre un'umore più viscerale e galoppante (Build You A Fire). Arrangiamenti tutt'altro che banali impongono ripetuti ascolti lasciando lievitare la materia sonora. Fra scampagnate country, violini irlandesi e sontuosi coretti femminili (Wooden Teeth) riassaggiamo la leggerezza di Simon&Garfunkel ed il passo dei tardi Pink Floyd (Softship). We Fell Off The Roof è un magico limbo tra Deus e Flaming Lips. Ed è proprio in questo purgatorio, forse, che questo brutto anatroccolo dell'etichetta Morr Music finisce per collocarsi: abbastanza ispirato e creativo da lambire le lande della psichedelia, ma troppo poco sperimentale per sfuggire al formato-canzone. Un orso un po' ibrido, dicevamo. Pimpante e melanconico (Warm Blood). Mistico e carnale (Wolfboy). Benvenuti nella terra di mezzo.
Tobia D'Onofrio




