Il nuovo album dei Radiohead abbandona la fisicità dell'ultimo lavoro In Rainbows, per rivisitare le sonorità di Kid A e Amnesiac (Codex) in una forma canzone circolare sempre più inconsistente. La prima metà dell'album esplora una percussività frenetica basata su stratificazioni ritmico/melodiche che fanno da tappeto alla voce di Yorke, qui più eterea che mai. La lezione è la stessa di Remain In Light dei Talking Heads (e Brian Eno) rivisitata con sonorità contemporanee. Niente di nuovo, dunque, in casa Radiohead, a parte qualche percussione che aggiunge un sapore latino alla materia sonora (Bloom). Tom non canta motivi memorabili neanche quando il tono si fa pastorale in Give Up The Ghosts. Il singolo Lotus Flower è forse l'unica eccezione che ricalca il sound "pieno" di In Rainbows, mentre Separator riserva un'inattesa apertura melodica, ed è di nuovo luce. Il "pregio" del disco sembra essere la sua assoluta impalpabilità. Dura 37 minuti, necessita ascolti ripetuti, ma non resta impressa neanche una canzone. Come se fosse un album di musica ambient cantata, è destinato a risuonare come sottofondo, si presta ad ascolti distratti, è musica sfuggente. Se questo era l'intento di Yorke e soci, l'esperimento può dirsi riuscito, ma personalmente considero questo lavoro un passo indietro nel percorso discografico di una grande band.
Tobia D'Onofrio
Tobia D'Onofrio



