Com'è leggera, la Nina. Com'è bella e fresca la sua voce, così zeppa di colori pieni, e vivaci, anche quando canta la tristezza e la malinconia. Una boccata d'aria pura, un respiro di sollievo, un gran bel sentire. Lei, Nina Zilli, piacentina, che si è scelta un nome d'arte piccolo e potente in omaggio a una enorme signora della musica come Nina Simone, scrive, produce, arrangia e mischia, con la naturalezza un po' grezza degli artigiani, tutte le passioni musicali della sua vita, quelle che vanno dal soul della Motown e di Otis Redding agli anni Sessanta di Mina, dal reggae degli Africa Unite e dei Franziska - gruppi nei quali ha militato - all'r'n'b di Amy Winehouse, e molto, molto altro. Tra gli schiamazzi sanremesi, la sua bella L'uomo che amava le donne (che richiama Truffaut), è suonata come una promessa, mentre il singolo che l'ha preceduta al successo, Cinquantamila lacrime, insieme a Giuliano Palma, così piacevolmente retrò, ha fatto chiaramente intravedere che dietro quell'intenzione un po' à la Meg, si celava una cultura musicale sorprendente. Una virtù che la gran parte delle starlette sue colleghe non si sogna nemmeno. Ce ne fossero.
Lori Albanese




