
Parlando di Max Petrolio forse non si dovrebbe chiamare in causa la musica, o almeno non solo. Dovremmo immaginare per un attimo che la lingua può superare la musica, diventare arrangiamento, struttura stessa della canzone. Le parole sono come nuvole di senso, immagini, affreschi di mondi surreali, la canzone una sorta di performance. Oppure dietro c'è qualcosa che non si coglie. Un botta e risposta tra uomo e macchina che trova riscontro nell'impianto musicale ridotto all'osso, fatto di elettronica e strumenti acustici. Qualcosa che fa pensare a un primo Battiato, ma se possibile ancora più allucinato, un strada sicuramente coraggiosa per la musica d'autore italiana. Si può odiare o considerare di culto.
Osvaldo Piliego (da Rockerilla)



