Non si esce indenni dall'ascolto di melodie purissime come quelle costruite da Marc Ribot nel suo ultimo album in solo. Chi aveva ascoltato le derive rock sperimentali di qualche anno fa in Party Intellectuals con i Ceramic Dog, o Asmodeus, settimo volume della serie zorniana The Book Of Angels, crederà che il chitarrista di Newark sia alla svolta introspettiva. In realtà, chi ha seguito la carriera di questo inetichettabile musicista, passato da Tom Waits a John Zorn, dalla musica cubana a Giacinto Scelsi, sa che non si tratta che dell'espressione di una delle sue anime. Quella legata al cinema, in questo caso. L'ispirazione per Silent Movies è arrivata a gennaio dello scorso anno, quando Ribot fu invitato alla Merkin Concert Hall di New York per musicare Il Monello di Chaplin. Da lì, il chitarrista ha tirato fuori dal cilindro una serie di brani in gran parte per film mai esistiti, girati solo nella sua testa, e che pure evocano nitidamente immagini visionarie e dolcissime. Le atmosfere acustiche, rarefatte, tanto intime da risultare quasi segrete, di Requiem For A Revolution, Postcard From New York, The Kid s'incollano addosso come un odore, come il segno di un passaggio, e lì restano, insistenti, indimenticabili.
Lori Albanese



