Tenendo bene in mente che stiamo parlando di Lou Reed & Metallica e non viceversa, è sorprendente come il settantenne newyorkese abbia piegato la creatività dei metallari fino a schiacciarli nell'ingombrante esplosione della sua interpretazione. In molte tracce, infatti, il sound della band sembra compresso e sacrificato fino a risultare noioso o persino invadente. Altrove, invece, come in Pumping Blood, la band è più libera di creare paesaggi sonori giocando con varietà di toni e ritmi sulla voce di Lou che recita poesia. In Mistress Dead il leader dei Velvet biascica su una cavalcata trash-style ricoperta da una pioggia di feedback in un brano ipnotico e di grande impatto. In molti episodi più cadenzati e classici, invece, il sound dei Metallica è addirittura fuori luogo, sempre votato all'aggressività anche quando non ce n'è bisogno, mentre il commento psichedelico di Cheat On Me è l'esempio perfetto di come la band possa suonare "diversa". Frustration è un altro brano ben riuscito con le basi che per otto minuti rincorrono il cantato/recitazione di Reed. Suggestivo il commento di droni sull'acustica desertica di Little Dog. Infine i diciannove minuti della conclusiva Junior Dad dondolano tra epici riff e musica ambient, chiudendo degnamente un album difficile da digerire, ma che non si può liquidare con un'insufficienza: per il suo peso specifico, i bei testi originali tratti dall'opera di Franklin Wedekind e per gli episodi più a fuoco che ci hanno regalato l'ennesimo travestimento di una leggenda vivente del rock.
Tobia D'Onofrio




