Ne sono passati di anni. Era il 1996 quando i Kula Shaker hanno fatto letteralmente irruzione nel mondo del brit pop offrendo una prospettiva diversa al suono del genere. K era un tripudio di psichedelia, affreschi sonori esotici, un po’ come i Beatles in fissa con l’India ma con la distorsione. Da allora sono passati molti anni e pochi dischi. Oggi arriva Piligrim’s progress, quarto album della band, che conserva il carattere della band smussandone alcune asperità alla luce della raggiunta maturità.
Ecco che il rock lascia il posto ad atmosfere più folk e soul, che le atmosfere di scuola Canterbury si asciugano e impreziosiscono di nuovi colori. È chiaro sentire una serie di rimandi agli anni 60, passione dichiarata della band. ecco che il buon Dylan fa capolino accanto a Donovan e i Grateful dead in un lavoro dal gusto retrò ed elegantissimo.
Ecco che il rock lascia il posto ad atmosfere più folk e soul, che le atmosfere di scuola Canterbury si asciugano e impreziosiscono di nuovi colori. È chiaro sentire una serie di rimandi agli anni 60, passione dichiarata della band. ecco che il buon Dylan fa capolino accanto a Donovan e i Grateful dead in un lavoro dal gusto retrò ed elegantissimo.
Osvaldo Piliego



