
Confrontarsi con un autore come Jean Genet è molto delicato, un'opera come le "Condamné a Mort", poi, richiede una partecipazione inusuale. Una scelta che fa di questo lavoro qualcosa di prezioso. La voce di Jeanne Moreau, amica di Genet, incontra quella del produttore e cantante Étienne Daho e le musiche di Hélene Martin. Il risultato è denso: Jeanne Moreau ha il suono della Parigi viziosa consumata dal fumo di mille Gitanes, Étienne Daho ha lo stile del Gainsbourg di "Du jazz dans le ravin", l'ipnosi musicale contribuisce a creare la giusta tensione drammatica. E la parola, vera protagonista, conserva la sua potenza, quella carica evocativa sensuale, la sua denuncia e il suo amore spudorato.
Osvaldo Piliego (da Rockerilla)



