L'era post del dubstep è cominciata. Se il singolo Limit To Your Love, la cover di Feist, era stata la sorpresa del 2010, James Blake, il primo LP, può essere facilmente definito uno dei più importanti di questo 2011. In un solo anno e mezzo, James Blake, classe 1989, proveniente dalla zona South-East di Londra, ha attirato su di sé l'attenzione del mondo. Merito del suo modo tutto nuovo ed intrigante di coniugare i suoni duri della dubstep, corrente musicale della sottocultura inglese dub, dove il raggae incontra l'elettronica e ormai di moda in tutto il panorama musicale (pare che anche il nuovo album di Britney Spears sia influenzato dalla dub) con uno strumento classico per eccellenza, il pianoforte. Tutto dalla stanza di casa grazie ad un laptop. Il risultato è un insieme di undici canzoni in cui il suono del pianoforte viene destrutturato e ricomposto in un nuovo sound. La ciliegina sulla torta è la sua voce a tratti soul che viene spezzata dal sound electro, senza perdere di incisività, Lindesfarne è l'esempio più riuscito. Insomma quest'opera prima sembra mantenere tutte le aspettative che si avevano sul giovane talento. Con lui il dubstep sembra essere definitivamente sdoganato per un pubblico meno black. Post appunto.
Pierpaolo Rizzo



