Manchester è da sempre centro d’ispirazione, d’idee, di depressioni, di irritazioni che sono incanalate in arte poetica o in notti passate tra alcool e deliri. Questa volta però scordatevi chitarre elettriche o ritmi da discoteca. Qui troverete violini e una voce disperatatamente immersa nei ricordi del passato. Quasi una sorta di concept sul silenzio, sulla luce del cielo notturno e su tutti i sogni e i desideri che porta. Il quinto album in studio degli I Am Kloot si intitola “Sky At Night” e arriva tre anni dopo la pubblicazione di “Play Moolah Rouge”. Il nuovo lavoro sembra muoversi tra ballate oniriche, a volte drammatiche, e paesaggi notturni, solitari, a volte ricchi di pura e sincera commozione. Con questi loro monologhi allo specchio gli I Am Kloot tendono la corda sottile di un folk-pop-rock quasi tutto giocato su ambientazioni ricche di particolari. Manca forse quel guizzo inventivo capace di risvegliare del tutto la mente dal torpore che potrebbe perdurare al termine di un viaggio notturno che, questo va detto, merita comunque di essere affontato fino in fondo, se non altro per quell’immenso cielo stellato che sin dal titolo i nostri promettono di mostrarci, in tutta la sua sconfinata profondità.
Rino De Cesare



