L’anima carezzevole del soul ridotta a brandelli dal paesaggio urbano. Il trip hop trascinato tra i fumi delle baraccopoli. Coretti da girl-group anni 60 e canti religiosi indiani (Sheep). Obliqui cabaret stradaioli alla Tom Waits (She Gone) e rocamboleschi post-punk con cantato soul e inflessioni hip-hop. Un’attitudine lo-fi che sembra frullare stazioni radio in uno scontro di frequenze e partorisce un ibrido sonico post-moderno (Stardust) che non a caso è piaciuto tanto in casa Warp. Il trip-hop di Change che prepara alla successiva Duet, reminiscente (insieme a Made) delle psicosi di Tricky. Non mancano gli episodi legati al folk più “tradizionale”, con filastrocche e cori, ritmiche ballabili e assoli di sitar (Klowds). Mai come in questo caso, contemporaneità e tradizione hanno saputo sposarsi per dar vita a soluzioni musicali nuove ed emozionanti. DeadnD è un po’ una summa dell’arte Gonjasufi. Base urban, recitazione visionaria, campionamenti vintage e melodie orientali. Imperdibile.
Tobia D’Onofrio
Tobia D’Onofrio



