Per chi avesse perso il debutto un anno fa, i Fuck Buttons sono l’espressione psichedelica dell’elettronica noise, come AnimalCollective e BlackDice. Più misurati e meno dadaisti rispetto ai colleghi americani, i due ragazzi di Bristol adorano l’elemento tribale affogato dentro fiumi di rumore e lente progressioni lisergiche. Più accessibile di quanto si possa pensare, la loro musica è una versione testosteronica delle intuizioni fluttuanti di Labradford-Mogway e l’apripista del nuovo lavoro, con un trascinante beat dance, non è poi così distante dai rigurgiti ritmici di “port royal”. L’abusato termine harsh è quindi, a mio avviso, fuori luogo, soprattutto per la forte componente melodica di questa musica, abrasiva sì, ma non spaccatimpani, quindi distante dal noise tout-court. Il carattere epico delle melodie è evidenziato da Olympians, un possibile remix degli U2 eseguito da un Vangelis strafatto, e dalla conclusiva Flight…, dove sembra quasi di udire in sottofondo gorgheggi da soprano. Rispetto al debutto, l’album abbandona il cantato distorto in favore, forse, di più orecchiabilità, ma il talento del duo è assolutamente confermato.
Tobia D’Onofrio




