C’è una scena jazz esuberante in Puglia, anche troppo. Poi ci sono i fuoriclasse, quelli che hanno viaggiato, esplorato la musica per poi tornare alle origini. Francesco Pennetta è sicuramente uno di questi ultimi, un batterista sensibile, qualità rara più del rigore tecnico che non si impara. Sentire, fare di uno strumento cuore “pulsante” di un esecuzione è difficile. Francesco in questo album fa centro, confrontandosi con una materia musicale difficile. Sceglie un periodo e una corrente del jazz molto precisa, l’hard bop e con lei si confronta. Lo fa interpretando con nuovi colori alcuni classici di Cole Porter e Billy Strayhorn, Burton Lane e Fred Lacey, Duke Ellington, Benny Harris e Toots Thielemans e un unico inedito di Martin Jacobsen che con il suo sax tenore illumina tutto il disco. Insieme a Francesco e Martin Pulse vanta la collaborazione di Francesco Palmitessa alla chitarra e Pietro Ciancaglini al contrabbasso. Il combo è capace di produrre un sound elegante, vibrante a tratti frizzante, offre guizzi e trovate ritmiche e melodiche inedite senza mai tradire l’originale bellezza dei brani. Una grande prova di stile.



