Enza Pagliara non ha bisogno di presentazioni. Non le occorrono per il suo volto e il suo corpo danzante, che la stigmatizzano come una delle principali e più note interpreti della tradizione popolare e della pizzica salentina. Ma, ancora di più, non occorrono preamboli e presentazioni alla sua voce, unica e sempre più inconfondibile, che offre – se mai ce ne fosse bisogno – la prova della piena maturità artistica in questo Frunte de Luna, quindicesima pubblicazione nel sempre più ricco e completo catalogo di AnimaMundi. Non solo un cd con le limpide interpretazioni della voce leccese, dunque, ma un capitolo di una collezione pregiata e assolutamente di rilievo. L’artista riesce a farci ascoltare tutti i brani del repertorio senza momenti di stanchezza o ripetitività, cantando ogni brano, ogni riga, come se davvero fosse una continua scoperta. C’è sicuramente un grande lavoro di ricerca, per esempio nella scelta di pezzi poco conosciuti, accompagnati anche dalle voci (stornelli, cori, strofette recitate) delle contadine di Torchiarolo o, tra gli altri, di Raffaella Aprile e Pietro Orlando; ma anche nell’elaborazione di pezzi tradizionali, riletti appunto in chiave quanto più fedele e semplice possibile, con il supporto però di uno stuolo di musicisti che non ha lesinato sull’uso di moltissimi strumenti della tradizione pugliese e mediterranea: fisarmonica, mandola, tamburelli, violoncello, chitarra portoghese, cucchiai e persino la cetra corsa. Senza dimenticare che l’elemento di forza, il cuore solido di ogni brano è la parola. Testi d’amore, certo schematici, ciclici, ma sempre veri, penetranti, ancora più preziosi quando a cantarli è la voce della Pagliara. Che è, come ricorda Antonio Errico, sospiro e seduzione, eco ed energia, memoria e desiderio.
Vito Lubelli



