Questa è la storia di un cantante Elia Billoni e dell’autore di tutte le sue canzoni Dino Fumaretto. Una storia iniziata nel 2002 (dopo varie peripezie e malattie “dall’epilessia cosciente alla congiuntivite”) che approda oggi all’unica etichetta italiana che avrebbe potuto accogliere senza nessun problema questa follia. La famosa etichetta Trovarobato propone l’esordio (dopo un paio di autoproduzioni) di questo esperimento cantautorale che si muove tra l’ironia di Enzo Jannacci, Bugo, Tricarico, Elio, le parodie di David Riondino, il pianoforte “comico” di Stefano Bollani. Elia e Dino due personalità del medesimo uomo, due lati dello stesso carattere, lo scrittore e l’interprete, l’esecutore e il filosofo. Quindici brevi brani (solo tre superano i tre minuti), arrangiati per piano e voce (e poco altro) che riflettono in maniera “sgangherata” sulla vita. Se ad un primo ascolto ci si chiede, “ma Fumaretto che vuole”, riascoltando e leggendo i brani si apprezzano questi strani quadretti di vita quotidiana, queste riflessioni sul senso della vita e della morte. (pila)



